«Se chiudo gli occhi e torno indietro nel tempo, mi vedo indossare tre maglie soltanto. Quella della Seleccion innanzitutto, l’amore che provo per l’Argentina è ineguagliabile. Le altre due appartengono al Boca Juniors e al Napoli, i miei club, i luoghi, le persone, le partite, i giorni più belli e importanti della mia vita». Diego Maradona sorride, quanto i ricordi lo rapiscano è un’evidenza fisica. Sta bene, ha una bella faccia e un umore allegro. È appena finita la periodica conferenza stampa nella quale illustra ai media arabi i progressi dell’Al-Wasl, il club di Dubai che sta guidando in campionato e nella Emirates Cup, e mentre il suo traduttore, il prezioso Isham, ci fa strada verso l’ufficio Diego mormora un paio di volte tra sé e sé «la Gazzetta», quasi fosse la password per accedere al suo vecchio mondo. Non è la prima volta che parliamo con lui, ma mezz’ora faccia a faccia con Maradona rimane un’esperienza emozionante.
Su un profilo Twitter che porta il suo nome è comparso l’altra notte un messaggio di gioia per la qualificazione del Napoli alla finale di coppa Italia. Era davvero suo? «No, non uso Twitter. Però sono amici che conoscono le mie emozioni, l’altra sera ero davvero contento. Questo Napoli mi rende contento».
Lavezzi è sempre il suo preferito? «Il Pocho corre a perdifiato, con e senza palla, squilibra ogni schieramento avversario. Ma Cavani è diventato implacabile, e Hamsik continua a piacermi. Sono bravi e giocano con il cuore. Ho sofferto con loro la sera della Champions».
Sulle due partite il Napoli avrebbe meritato di passare? «Io dico questo: al San Paolo è andato molto più vicino il Napoli al 4-1 che il Chelsea al 3-2, e quindi il risultato era corto. A Stamford Bridge, purtroppo, non sono riusciti a sopportare la pressione, e li capisco perché un match dentro o fuori su un campo inglese non è facile da maneggiare. Ora è importante che il Napoli arrivi terzo, in modo da replicare subito l’esperienza in Champions. Se già ha fatto bene alla prima partecipazione, mi aspetto che l’anno prossimo vada anche meglio».
Il lavoro combinato di società e allenatore le pare diretto verso un ulteriore salto di qualità? «La rosa del Napoli è molto interessante perché i giocatori che vogliono imporsi sono in netta maggioranza rispetto a quelli che hanno già dato il meglio. Non conosco bene Mazzarri, ma la sua bravura si vede da come fa giocare il pacchetto arretrato: non ha campioni lì dietro, quelli stanno davanti, ma difendendo di squadra riesce a ovviare alle carenze di talento. Nessuno vuole fare il Baresi, sono soldati ordinati e determinati, tesi al loro obiettivo, e ragionando così il Napoli è tornato ad altezze che non raggiungeva dai miei tempi».
Per poterlo rivedere dal vivo lei deve risolvere il suo contenzioso con l’Agenzia delle entrate. L’altro giorno il direttore, Attilio Befera, ha dichiarato di non avere notizie di una sua volontà di accordo, ma di essere disponibile nel caso a verificarla. Suona come un’apertura. Quando manderà il suo avvocato a trattare? «Ci voglio andare io da Befera. L’avvocato Pisani ha preparato le carte, ma presto sarò io a chiedere un appuntamento al direttore, perché è ora di chiudere una storia che mi ha avvelenato la vita. Che mi ha sottratto non tanto occasioni di lavoro, quelle vanno e vengono ed è inutile tornarci su, ma diciotto anni di amore dei napoletani».
La materia è delicata, ed è bene lasciare i sentimenti fra parentesi. Al momento lei deve al Fisco italiano 38 milioni, compresi gli interessi di mora che nel tempo hanno gonfiato a dismisura il debito iniziale. Qual è la sua difesa? «Io non sono un evasore fiscale. Io odio gli evasori fiscali, e dunque trovo questa situazione doppiamente amara. Ho in mano una sentenza del ’94 nella quale si dice che non devo nulla, non ho capito chi abbia poi cambiato le carte in tavola e perché.Maentriamo pure nel merito. Con Ferlaino e Gallo, il dirigente che si occupava della parte finanziaria e che adesso non c’è più, ho sempre firmato contratti che recavano la dicitura “libero da imposte”. Il compenso era inteso al netto, se gli accordi fossero stati al lordo la cifra avrebbe dovuto essere superiore. Io non so chi ha combinato questo casino, ma a Befera chiederò perché sono l’unico perseguito. Ferlaino, che firmava i contratti con me, vive tranquillo a Napoli; il mio ex agente Coppola, che li preparava, entra ed esce dall’Italia senza problemi; io, invece, ogni volta che ci metto piede vengo sottoposto all’umiliazione del sequestro di orologi e orecchini».
Quando pensa di chiedere l’appuntamento? «Non lo so, non è che sono a Dubai in vacanza, ci lavoro. Sarà comunque presto perché come le ho detto voglio chiudere la questione e tornare a Napoli, come si dice, attraverso la porta grande. Non voglio fare né il direttore sportivo né l’allenatore, voglio semplicemente entrare al San Paolo libero di tifare come tutti i napoletani. E poi vorrei tanto bermi un caffè in piazza Plebiscito con Giordano, con Carnevale, con Renica, con tutti i miei vecchi compagni. Le piccole grandi gioie della vita».
Cosa vede di nuovo nel calcio italiano? «Eh, è tornata la Vecchia Signora. La rinascita della Juventus mi sembra il dato saliente di questa stagione, e ci aggiungo purtroppo perché nella prospettiva di lottare presto per lo scudetto il Napoli ha una concorrente terribile in più».
Trova che il Milan resti favorito in campionato? «Sì, ha un vantaggio piccolo ma pesante, e probabilmente è ancora la squadra migliore. E poi ha avuto il coraggio di investire su un allenatore giovane in un mondo che mi pare imbalsamato. Sempre le stesse facce, non mi stupirei se qualcuno richiamasse Trapattoni… Allegri è bravo, ma mi faceva ridere quando fingeva di non pensare al rinnovo del contratto. “Dove vai?” gli gridavo, guardandolo in tv. “Tieniti stretto quel posto, di migliori non ce ne sono”».
Che idea si è fatto di Ibrahimovic, più dominante in Italia che in Europa? «Allenarlo non deve essere facile, ma è un purosangue. Lo metto quasi allo stesso livello di Cristiano Ronaldo, che ovviamente è secondo solo a Messi. La mia classifica: Messi, Ronaldo, poi Ibra e Rooney a pari merito. E il Kun Aguero è fra i primi dieci, ma in ascesa».
Le piace Balotelli? «Molto. E’ ancora un ragazzino, e come sappiamo i suoi problemi non sono in campo ma fuori, ma penso che il sostegno quasi paterno di Mancini lo stia portando sulla strada giusta. Ho molto apprezzato anche il fatto che Mancini abbia voluto e saputo dare una nuova opportunità a Tevez; mi ero raccomandato con l’Apache, una volta sfumato il trasferimento al Milan doveva fare pace e l’ha fatta. È una storia che può finire in gloria, se il City vincerà il titolo».
Ritiene Balotelli la chiave del rendimento dell’Italia all’Europeo? «Non esageriamo, ci sono altri buoni giocatori. Io ne ho in testa soprattutto due: Marchisio, che ha la determinazione a emergere dei campioni, e Pirlo, che pare un ragazzino. Se posso fare un augurio a Prandelli, i recuperi di Cassano e Rossi trasformerebbero la vostra nazionale. Rispetto a una volta mancano i marcatori italiani, quelli che mi seguivano anche quando andavo a prendere l’acqua a bordo campo. È una tradizione scomparsa, e per voi non credo sia un bene».
Pensa anche lei che il ciclo argentino dell’Inter sia concluso? «Cominciamo col dire che è stati eccezionale. Zanetti, Cambiasso, Samuel, Milito hanno scritto la storia. Poi, il tempo passa per tutti. E a volte qualcuno lo accelera…».
Cosa intende dire? «È stato Mourinho. Un grande anche per questo, riesce a farsi dare tutto dai suoi giocatori. Non so all’epoca quanta energia avessero ancora Zanetti e Cambiasso, ma Mourinho non gliene lasciò nemmeno una stilla.
Egoista? Patto col diavolo? Hanno vinto, questo conta».
Maradona, perché nel 2010 lasciò a casa Zanetti? Quando Otamendi concesse subito a Muller il gol dell’1-0 nel quarto di finale con la Germania, ce lo chiedemmo tutti in tribuna. Senza quello strafalcione il destino della sua Argentina sarebbe potuto essere diverso. «Lei dice? Io penso semplicemente che anche mio nipote Benjamin sapeva che sulle punizioni Muller andava sul primo palo, avevamo studiato le altre gare della Germania, era una situazione chiara. Ah, che sbaglio… E quante lacrime, in quello spogliatoio. Ma se commetti un errore con il Camerun puoi sperare di sopravvivere, contro i tedeschi no, e io lo so bene.
Ricorda la finale dell’86? Un attimo di rilassamento, e dal 2-0 ci ritrovammo 2-2». Fu in quel momento che Diego Maradona decise come vincere il suo titolo mondiale. Con un assist— magistrale—a Burruchaga. Tutti marcavano lui, e lui seppe beffarli. Lui che adesso aspetta, con aria quasi rassegnata, l’ultima domanda. Beh, gente, riuscire a sorprendere Maradona è qualcosa che non ha prezzo.
Diego, non le chiederò se sia stato più forte lei o se è più forte Messi. Le chiedocomesarebbe stato giocare assieme. Il sorriso che gli illumina il volto è una meraviglia. «Vede, le classifiche fanno ridere ma c’è una dote, soprattutto una, che nessuno ha mai avuto come me e Leo: la velocità di pensiero. Allenandolo, la cosa di me che rivedevo in lui era la fulminea comprensione di come l’azione si sarebbe sviluppata. È una qualità innata, una cosa da computer. Potendo dialogare con uno che pensa alla stessa velocità, entrambi avremmo dato ancora di più».
E qui ci vuole la citazione di una scritta comparsa sulle mura del cimitero di Napoli dopo il primo scudetto: cosa ci siamo persi!
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sabato 24 marzo 2012
venerdì 9 dicembre 2011
Giannina e Diego Maradona hanno esultato con noi
Era ora che tutto il mondo parlasse bene di Napoli.
Onore a Mancini anti-italiano, allo sceicco Mansour ambizioso di
divenire re del calcio, al Tyson Gonzalo Rodriguez e a chi è ad uno step
più avanti sotto il cielo di Torino, ma non canta nei Subsonica.
Sontuoso, arroccato, orgoglioso, con le gambe e la "cazzimma" della
serie c e la forza muscolare di una delle sedici squadre più forti
d'Europa, un Napoli elegiaco.
Il Napoli riparte da qui, da una partita elementare e di tattica
italiana, dove ha imparato a soffrire e a gestire le grandi sfide da
grande squadra Mourinhana.
Un Napoli a tratti modesto, lento, attendista, come sognava Mazzarri,
sveglio appena il suo professore viene cacciato via.
Walter trasmette il suo nervosismo per tutta la partita, poi litiga con
Nilmar e l'arbitro lo sputa via, giustamente, ma in questo gesto porta
via le paure di tutti gli undici e Frustalupi riscrive il Paradiso di
Dante.
Ho ancora impressa nella mente la frase di Bigon rivolta alla sua
panchina esultante alla prima rete, quel "ma che cazzo fate", l'ho
riascoltato col Mysky dozzine di volte.
Questa vittoria la meritano tutti, dal Pampa Sosa a Montervino, da
Consonni a Varricchio; una vittoria di una squadra che ha imparato a
giocare sui nervi, come negli ultimi minuti, con la forza, la
cattiveria, la rabbia.
Ho pensato alla faccia di Gattuso contro Hamsik di due anni fa; ho visto
Marek sostituito qualche minuto fa, che l'avrebbe ingoiato con tutti i
capelli.
Il miracolo di De Sanctis è invece da controllo antidoping, da miglior
portiere italiano, che nessuno dica il contrario.
Poi nel pieno della festa, mi sono goduto lo strafalcione di un
offensivo Paolo Rossi, che questa maglia non la volle.
Vincere con quello che ci è mancato per tanti anni, con un assist divino
di Hamsik e un sinistro di Inler da fuori aria è un ottimo auspicio.
Non ho pianto, ma vi giuro che sto peggio di Borja Valero. Grazie
Aurelio De Laurentis, adottami.
Domenico Serra.
Domenico Serra.
martedì 22 novembre 2011
Non c’è goccia di sangue di Toma Maradona che scorre nelle vene di Aguero
Il borghetto rurale di Manchester, fu fondato nel 79 d.C., proprio
mentre il Vesuvio distruggeva Napoli. Ma il calcio è un’altra cosa.
E’ come paragonare una società comprata da un tailandese corruttore, dal nome incomprensibile, rivenduta in fretta e furia ad arabi in cassa integrazione; e un’altra nata in un’aula giudiziaria senza nemmeno un pallone, ma tenuta in vita dall’energia del ricordo dei ricci di un numero dieci. Storie simili direbbero in Bretagna; ma il calcio è un’altra cosa.
Carine le considerazioni di Aguero sulla sua famiglia acquisita e di Mancini sulla città di Napoli.
A me è sembrata paura, fottuta paura, reciproca paura, coordinata inesperienza per assenza di vittorie europee.
Il nostro Napoli esiste da sette anni, quello che è accaduto prima non conta, prendiamolo come un postulato, come dice Aurelio.
Siamo sullo stesso piano, loro di una elevatura tecnica immensa, superiori in tutto, ingaggi faraonici e cartellini pagati in galloni di petrolio, con scelte di trasferimento dettate solo dall’amore per i lingotti d’oro; noi, costruiti dal nulla, lentamente, con importanti investimenti e un equilibrio economico solido. Ma il calcio è un’altra cosa.
Al tifoso, in attesa di una gloriosa partita, ad un bivio tra l’essere la sedicesima squadra del mondo e la scivolata in Europa League, frega veramente poco delle differenze in campo.
Sugli spalti i talenti del City vedranno un uomo traghettato in occidente a giocare al fantacalcio, spodestato anche dalla sua cultura somatica, indossare una cravatta tale da renderlo estraneo a se stesso, figuriamoci ai suoi giocatori; e vedranno a bordo campo un allenatore venuto da Jesi, che dice di amare Napoli alla follia, che è una città sicura. Non c’è mai venuto. In che lingua si capiranno? Si saranno mai capiti?
Sugli spalti i talenti del Napoli vedranno poco, fumogeni nasconderanno in penombra i “baffi” di Aurelio, i cori trasformeranno l’erba in un campo di undici avversari, in broccoli baresi; le oscillazioni dell’arena di Fuorigrotta trasformeranno Napoli nel Paradiso terrestre, come se già non lo fosse, e a quel punto comincerà la partita. Ma questa gente, questa società, avranno indiscutibilmente già vinto. Ma io vorrei vincere davvero.
Domenico Serra
Fonte:Tifonapoli
E’ come paragonare una società comprata da un tailandese corruttore, dal nome incomprensibile, rivenduta in fretta e furia ad arabi in cassa integrazione; e un’altra nata in un’aula giudiziaria senza nemmeno un pallone, ma tenuta in vita dall’energia del ricordo dei ricci di un numero dieci. Storie simili direbbero in Bretagna; ma il calcio è un’altra cosa.
Carine le considerazioni di Aguero sulla sua famiglia acquisita e di Mancini sulla città di Napoli.
A me è sembrata paura, fottuta paura, reciproca paura, coordinata inesperienza per assenza di vittorie europee.
Il nostro Napoli esiste da sette anni, quello che è accaduto prima non conta, prendiamolo come un postulato, come dice Aurelio.
Siamo sullo stesso piano, loro di una elevatura tecnica immensa, superiori in tutto, ingaggi faraonici e cartellini pagati in galloni di petrolio, con scelte di trasferimento dettate solo dall’amore per i lingotti d’oro; noi, costruiti dal nulla, lentamente, con importanti investimenti e un equilibrio economico solido. Ma il calcio è un’altra cosa.
Al tifoso, in attesa di una gloriosa partita, ad un bivio tra l’essere la sedicesima squadra del mondo e la scivolata in Europa League, frega veramente poco delle differenze in campo.
Sugli spalti i talenti del City vedranno un uomo traghettato in occidente a giocare al fantacalcio, spodestato anche dalla sua cultura somatica, indossare una cravatta tale da renderlo estraneo a se stesso, figuriamoci ai suoi giocatori; e vedranno a bordo campo un allenatore venuto da Jesi, che dice di amare Napoli alla follia, che è una città sicura. Non c’è mai venuto. In che lingua si capiranno? Si saranno mai capiti?
Sugli spalti i talenti del Napoli vedranno poco, fumogeni nasconderanno in penombra i “baffi” di Aurelio, i cori trasformeranno l’erba in un campo di undici avversari, in broccoli baresi; le oscillazioni dell’arena di Fuorigrotta trasformeranno Napoli nel Paradiso terrestre, come se già non lo fosse, e a quel punto comincerà la partita. Ma questa gente, questa società, avranno indiscutibilmente già vinto. Ma io vorrei vincere davvero.
Domenico Serra
Fonte:Tifonapoli
domenica 6 novembre 2011
Napoli e Juve si affidano al loro destino
Ho sempre vissuto le sfide con la “signora zebrata” con un fascino
naif; c’è sempre stato qualcuno incrociato nella mia vita, vicinissimo
al mio quotidiano o casualmente frequentato, che mi spingesse a dire a
qualcun’altro: uh, guarda quello, poverino, è uno juventino.
E più cercavo di evitarli, più finivo per trovarne ovunque, come una sindrome il cui contagio può colpire chiunque: come il tessuto muscolare di Del Piero in un lontano 1998 cresciuto improvvisamente, come un processo a Calciopoli con sanzioni fantacalcistiche, pieno di punti oscuri. Io con questo schifo ci sono cresciuto. Anni prima, ho però apprezzato il talento immenso e irraggiungibile del Platini, senza paragoni. Gli alieni argentini, dalla folta chioma riccia, mica rientrano nelle statistiche? Napoli e Juventus si affidano al loro destino, chi per consolidarsi ammazza-grandi, chi per tornare definitivamente ai vertici dopo il calvario degli imbrogli, tra serie B, e rifiuti di Aguero o Rossi.
I miei confronti storici viaggiano agli almanacchi del campionato 1970-1971, ad un 8 novembre 1970. Quel Napoli vinse 1-0 col goal di Pogliana. Rimase in vetta e terminò quel campionato 3°, proprio dinanzi alla Juventus.
Un mese e un giorno prima, il 7 ottobre 1970, il Nera e gli altri esondarono, Genova subì l’ennesima distruzione.
“…nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte…”
Fabrizio de Andrè riecheggia nel mio Iphone; la vicinanza sportiva al popolo genovese sublima oltre il calcio, raggiunge una terra distrutta, a quel ricordo atroce nei testi, dove il calcio forse dovrebbe fermarsi. 41 anni dopo il dolore è disarmante, fermarsi sarebbe troppo, ma la mia ansia pre derby Regno delle due Sicilie contro Savoia, proprio non riesce a venir fuori.
Ma il calcio è anche provare ad andare avanti; avrei sognato un derby Juve Stabia Macedonia, dove mentre uno si finge infortunato, all’altro spetta uno spezzone di partita sufficiente per renderla determinante. Sarebbe ora.
Preferirei perdere, ma rivedere le statistiche di quel lontano campionato. Aspettando Pandev…
Domenico Serra
E più cercavo di evitarli, più finivo per trovarne ovunque, come una sindrome il cui contagio può colpire chiunque: come il tessuto muscolare di Del Piero in un lontano 1998 cresciuto improvvisamente, come un processo a Calciopoli con sanzioni fantacalcistiche, pieno di punti oscuri. Io con questo schifo ci sono cresciuto. Anni prima, ho però apprezzato il talento immenso e irraggiungibile del Platini, senza paragoni. Gli alieni argentini, dalla folta chioma riccia, mica rientrano nelle statistiche? Napoli e Juventus si affidano al loro destino, chi per consolidarsi ammazza-grandi, chi per tornare definitivamente ai vertici dopo il calvario degli imbrogli, tra serie B, e rifiuti di Aguero o Rossi.
I miei confronti storici viaggiano agli almanacchi del campionato 1970-1971, ad un 8 novembre 1970. Quel Napoli vinse 1-0 col goal di Pogliana. Rimase in vetta e terminò quel campionato 3°, proprio dinanzi alla Juventus.
Un mese e un giorno prima, il 7 ottobre 1970, il Nera e gli altri esondarono, Genova subì l’ennesima distruzione.
“…nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte…”
Fabrizio de Andrè riecheggia nel mio Iphone; la vicinanza sportiva al popolo genovese sublima oltre il calcio, raggiunge una terra distrutta, a quel ricordo atroce nei testi, dove il calcio forse dovrebbe fermarsi. 41 anni dopo il dolore è disarmante, fermarsi sarebbe troppo, ma la mia ansia pre derby Regno delle due Sicilie contro Savoia, proprio non riesce a venir fuori.
Ma il calcio è anche provare ad andare avanti; avrei sognato un derby Juve Stabia Macedonia, dove mentre uno si finge infortunato, all’altro spetta uno spezzone di partita sufficiente per renderla determinante. Sarebbe ora.
Preferirei perdere, ma rivedere le statistiche di quel lontano campionato. Aspettando Pandev…
Domenico Serra
mercoledì 2 novembre 2011
Bayern-Napoli: che vinca chi ha voglia di fare la storia
Questa volta non ci sarà Fernando de Napoli, uno di quei grandi
gregari innamorati della maglia, che scelse d’essere barattato, sponda
Milan, per rientrare probabilmente nel progetto: io ti do uno scudetto a
te, tu mi dai un pezzo di Milano2 a me.
Mancherà il suo gesto che nel calcio non ho più visto: uscire dal campo dopo un infortunio per accelerare la ripresa del gioco; mancheranno soprattutto Nachtweih e Flick e le loro goliardiche azioni difensive; mancherà un preciso allenamento di ogni giocatore del Napoli e il contemporaneo e indisciplinato ballo di Diego.
Questa volta a Monaco possiamo sfiorare le stelle, come accarezzando un sogno troppe volte frantumato, prima da un’aula giudiziaria, poi da Avellino, Villareal e Udinese; tanto per citarne qualcuno.
Sarebbe bello vincere all’Allianz Arena, osservare napoletani dispersi in ogni settore dello stadio, immaginare quanti di loro abbiano perfino dimenticato l’italiano. Molti vivono ormai da generazioni in una terra dove tutto funziona, tranne il clima; ma resta gente che non ha dimenticato né l’Italia, né i racconti di Dachau, né il vernacolo partenopeo.
Eppure immagino lo stadio pieno di puffi blu infiltrati ovunque, immagino di vederli saltellare come bimbi con biberon d’aglianico d.o.p., in uno stadio incredulo contagiato dalla lavezzite, fermo e immobile ad accettare l’impresa; immagino le strade colonizzate da un OktoberNapoli senza birra e abiti bavaresi, ma di un Napoli sudamericano.
La Baviera dà lavoro a circa 70000 italiani, mentre amici, conoscenti e tifosi arrivano da ogni parte del mondo,
molti di questi tiferanno Napoli, pur essendo italo-tedeschi.
Mia zia è tedesca, annuncia un risultato tennistico, certo che per valori in campo potrebbe tranquillamente accadere, ma io proprio non ci credo. E infatti lei la partita non la guarderà, invece tantissimi napoletani saranno in quello splendido stadio, che di notte è veramente un’opera meravigliosa: ma di giorno, Herzog & de Meuron non me ne
vogliano, quest’opera meravigliosa, a me sembra un immenso rotolo di carta igienica. Nessuna metafora ovviamente, né offesa per gli svizzeri, anche perché il nostro destino è nei loro piedi; io preferisco lo “sgarrupato” San Paolo di Napoli.
Che vinca chi ha voglia di fare la storia.
Fonte:Tifonapoli.it
Domenico Serra
Mancherà il suo gesto che nel calcio non ho più visto: uscire dal campo dopo un infortunio per accelerare la ripresa del gioco; mancheranno soprattutto Nachtweih e Flick e le loro goliardiche azioni difensive; mancherà un preciso allenamento di ogni giocatore del Napoli e il contemporaneo e indisciplinato ballo di Diego.
Questa volta a Monaco possiamo sfiorare le stelle, come accarezzando un sogno troppe volte frantumato, prima da un’aula giudiziaria, poi da Avellino, Villareal e Udinese; tanto per citarne qualcuno.
Sarebbe bello vincere all’Allianz Arena, osservare napoletani dispersi in ogni settore dello stadio, immaginare quanti di loro abbiano perfino dimenticato l’italiano. Molti vivono ormai da generazioni in una terra dove tutto funziona, tranne il clima; ma resta gente che non ha dimenticato né l’Italia, né i racconti di Dachau, né il vernacolo partenopeo.
Eppure immagino lo stadio pieno di puffi blu infiltrati ovunque, immagino di vederli saltellare come bimbi con biberon d’aglianico d.o.p., in uno stadio incredulo contagiato dalla lavezzite, fermo e immobile ad accettare l’impresa; immagino le strade colonizzate da un OktoberNapoli senza birra e abiti bavaresi, ma di un Napoli sudamericano.
La Baviera dà lavoro a circa 70000 italiani, mentre amici, conoscenti e tifosi arrivano da ogni parte del mondo,
molti di questi tiferanno Napoli, pur essendo italo-tedeschi.
Mia zia è tedesca, annuncia un risultato tennistico, certo che per valori in campo potrebbe tranquillamente accadere, ma io proprio non ci credo. E infatti lei la partita non la guarderà, invece tantissimi napoletani saranno in quello splendido stadio, che di notte è veramente un’opera meravigliosa: ma di giorno, Herzog & de Meuron non me ne
vogliano, quest’opera meravigliosa, a me sembra un immenso rotolo di carta igienica. Nessuna metafora ovviamente, né offesa per gli svizzeri, anche perché il nostro destino è nei loro piedi; io preferisco lo “sgarrupato” San Paolo di Napoli.
Che vinca chi ha voglia di fare la storia.
Fonte:Tifonapoli.it
Domenico Serra
martedì 1 novembre 2011
Ferlaino: "Questo Bayern è molto più forte di quello dell'89"
“Ricordo
benissimo la partita col Bayern ai tempi di Maradona, era la semifinale
di Coppa Uefa, anche se sono più legato ad altre due partite: la finale
di Stoccarda ed anche al ritorno dei quarti contro la Juventus quando
recuperammo il risultato sfavorevole dell’andata (2-0 ndr). Fu un bel
match, segnò Renica al 119’ e ribaltammo la situazione vincendo 3-0 al
San Paolo. Il Napoli di allora era fortissimo, eravamo sicuri di vincere
ogni volta che scendevamo in campo. Giocavamo contro una squadra forte
in Germania ma non fortissima in Europa. Fu una tappa fondamentale prima
della conquista della Coppa Uefa. Questo Bayern è molto più forte, ma
parliamo sempre di calcio e quindi domani sera tutto può succedere.
Basti pensare che il Parma, pur non essendo una grande squadra, ha vinto
al San Paolo poche settimane fa. La Ferrari regalata a Maradona? Quando
l’Argentina vinse il Mondiale chiesi a Diego cosa regalargli, e lui mi
chiese una Ferrari Nera. Ricordo che telefonai a Luca Cordero di
Montezemolo e mi fece un cospicuo sconto, visto il ritorno pubblicitario
dell’accostamento ad un cliente speciale come Diego al marchio Ferrari.
Per le gare europee, invece, non ho mai promesso niente, sono solo
leggende. Mazzarri antipatico come Bianchi? Chi lavora nel Napoli deve
essere molto rigido, con giocatori, i tifosi e tutto l’ambiente.
Mazzarri fa bene ad avere questo tipo di atteggiamento, ha grosse
responsabilità. Probabilmente non dorme la notte per decidere chi
schierare. La sua tensione va compresa. Bianchi era molto simpatico
lontano dai riflettori, giocavamo spesso a scopone, ma non il venerdì,
il sabato e la domenica perché in quei giorni si pensava solo alla
partita. Scudetto o Champions? Parlo da tifoso e dico che firmerei per
entrambi. La speranza c’è tutta. Col Bayern sarà dura non mi sbilancio
in pronostici, ma faccio tutti gli scongiuri del caso. Vi racconto un
aneddoto curioso: quando il Napoli perde, tutt’oggi la gente, se mi
incontra per strada, non mi saluta e la cosa mi diverte molto perché mi
fa sentire in qualche modo ancora partecipe delle vicende della squadra
azzurra”.
lunedì 31 ottobre 2011
LE 7 NOTE AZZURRISSIME. Libertino: "RE Insigne, LA leggenda Maradona"
DO ccia
fredda quel Sabato sera. Il Marchese di Catania con il suo fido Gonzalo
(Bergessio) ci danno una mazzata che non riusciamo proprio a digerire.
La quarta apparizione di Gesù Cavani ci aveva fatto sognare, poi il
doppio giallo di Santana mista alla voglia di vincere degli uomini di
Montella 'regalano' agli azzurri la terza sconfitta stagionale. Non
riusciamo ad espugnare il Massimino di Catania. 9 partite di campionato,
3 sconfitte. Troppo amici. Avvelenati.
RE Lorenzo
di Pescara. Lorenzo Insigne: il gioiello del Napoli, è il fenomeno
della Bwin di quest'anno. Segna e balla il Kid di Frattamaggiore.
Pescara show a Bari ed esultanza tutta particolare per il piccolo grande
napoletano. Due gol e due balletti mimando il galletto, simbolo del
Bari. Irriverente. La piccola peste non guarda in faccia a nessuno e con
la sfrontatezza del 20enne infierisce sui suoi avversari. Li punisce e poi festeggia a modo suo. Pescara secondo in classifica, Zemanlandia continua...
MI roslav
Klose è una belva famelica. Il 33 enne attaccante della Lazio,
acquistato a parametro 0 dal Bayern Monaco, è al 6 goal in 9 partite di
campionato, sommandoci i 2 goal in Coppa, tocca quota 10. Acquisto
azzeccato e Lazio che vola al secondo posto in campionato. Reja
raggiunge Guidolin a 18 punti, scavalca il Milan di 1 punto ed è ad una
lunghezza dalla Juventus, in testa a 19. Parma, Juve e Napoli, prossime
avversarie dei biancocelesti, dimostreranno la vera forza della squadra
di Lotito. Ma tornando a Miro 'la belva', non era vecchio e bollito? Al
Napoli non faceva comodo un famelico simile dalla grande esperienza
calcistica e dall'istinto del goal? (Trezeguet...)
FA
male il turn over al Napoli. Dobbiamo essere sinceri, le seconde linee
sono deboli. Richiamate in causa, deludono ancora. Vero che siamo solo
alla decima di campionato (nove giocate), ma per ora, la campagna
acquisti 2011-2012 non raggiunge neanche la sufficienza e se Inler,
giocatore più pagato e tanto atteso non brilla, allora siam messi
proprio male.
Ricapitolando:
Britos:
infortunato, non pervenuto per ora; Chavez: Mah; Colombo: terzo
portiere mai sfruttato; Dezi: talento estivo; Donadel: infortunato, non
pervenuto; Dzemaili: sfrutterà per un pò l'assenza di Gargano, per ora,
non emoziona; Fernandez: (acquistato precedentemente) discreto inizio
di campionato per l'argentino; Fideleff: lo svarione di Chievo, ha
segnato probabilmente, in modo negativo, la storia sportiva del biondo
riccioluto a Napoli; Inler: vedi sopra; Pandev: imbarazzante; Rosati:
secondo portiere, poche chance per lui; Santana: rosso siculo!
Rabbrividisco...
SOL o
5 punti dalla Juventus (primi). La vecchia Signora vince a Milano con
l'Inter (quartultimi), sembra ci sia stato un passaggio di consegna.
Ciclo finito, forse, per i vecchi e 'consumati' giocatori di Moratti, in
gran spolvero quelli degli Agnelli. Ma ora tocca a noi, Domenica sera,
la sfida che tutti i Napoletani aspettano è in arrivo. La Juve di Conte
sarà il nostro prossimo avversario in campionato, di mezzo, la quarta
partita di Champions contro il Bayern. L'obiettivo è quello di portarsi a
2 punti dai bianconeri. Mi sbilancio...i Gobbi se la vedranno brutta al
S.Paolo!
LA LEGGENDA
compie 51 anni. Ieri, Diego Armando Maradona, il più grande giocatore
di tutti i tempi ha superato il mezzo secolo. Marzo 1991 - Ottobre 2011,
sono trascorsi più di 20 anni dall'ultima gara del Pibe de Oro con la
maglia del Napoli, eppure: l'eco, il ricordo e la nostalgia sono ancora
presenti in tutti noi. Mi manca quel piede sinistro che sollevava prima
di calciare il rigore, mi mancano le sue mani nei fianchi, mi manca la
sua mano sinistra che piazzava la barriera prima delle magiche parabole,
mi manca il 10 'extra large' dietro le maglie di calcio attuali. Grazie Diego, Ti Amiamo. Altri 50 di questi giorni e forza Al Wasl.(Primo in classifica, dopo 3 giornate di campionato, ndr.)
SI
amo tutti INCAZZATI. La foto di questa settimana rappresenta il momento
della massima incazzatura per tutti i tifosi Partenopei. Napoli, gioie e
dolori. Non riusciamo a trovare il giusto equilibrio, la Champions
sicuramente sarà uno dei motivi principali, ma ormai s'è capito, la
grana in premio per il passaggio del turno fa gola a tutti ed è
l'obiettivo prefissato. Bayern Munchen, Manchester CIty e Villarreal,
saremo in grado di portare a casa il bottino che ci sta distraendo in
campionato?
sabato 1 ottobre 2011
Quei grandi giocatori sottovalutati perché italiani
Il suo dente pronunciato viene da Caltagirone, da un Catania che lui ha
messo da parte per il grande Napoli; portandoci per mano in Champions
si è ritagliato pochi preziosi minuti di gioco e goal determinanti.
Giuseppe Mascara non è nato a Banskà Bystrica nella vecchia Cecoslovacchia, il suo procuratore è Lorenzo Marronaro gestore di Palombo, Diamanti, non ha mai fatto il pasticciere.
Ratatouille, come direbbe Auriemma, non ha mai amato Milano, non ha mai decantato pubblicamente di sognare per il suo futuro calcistico la città della moda. Meno male che i tifosi dimenticano.
Stasera c’è Inter vs Napoli, la maglia di Mascara non è più del Catania e non c’è nessun numero 10 alle sue spalle, il suo miracoloso goal fu un gesto tecnico che eclissò perfino il risultato: stop, palleggio, tiro parabolico arcuato che Bergomi ridimensionò descrivendo come banale cross sbagliato. Fu una rete superlativa, un miracolo balistico che forse chiese il permesso alla legge di gravità per evaderla un paio di istanti.
Queste cose mancano a Napoli dai tempi di Consonni , Trotta, Dalla Bona. Siamo una grande squadra, lottiamo per lo scudetto, siamo fortissimi in campo internazionale. E i calci di punizione? Restiamo umili, perché abbiamo limiti che l’agonismo mediatico è bravo a camuffare.
Sogno Mascara risolutore dell’ultima mezzora, una sua follia da metà campo, una punizione, un cucchiaio come quello a Catania ad una Inter incredula e mortificata; sogno una vittoria che reputo impossibile considerando la faziosità delle designazioni arbitrali; sogno e chi se ne fotte se gioca Pazzini, l’importante è che non giochi Milito e che Grava entri e faccia diventare la folta chioma bionda di Forlan in quella “moderata” di Attilio Lombardo…
Ci sono follie che ti trasformano in eroe e cambiano i ruoli di potere: allora Giuseppe, stoppa il pallone, palleggia, e conquista di nuovo San Siro con una di quelle follie che ti incoronerebbero numero dieci per una notte, quel numero che qui a Napoli non si può più scrivere dietro le maglie nemmeno nei sogni.
Domenico Serra
Giuseppe Mascara non è nato a Banskà Bystrica nella vecchia Cecoslovacchia, il suo procuratore è Lorenzo Marronaro gestore di Palombo, Diamanti, non ha mai fatto il pasticciere.
Ratatouille, come direbbe Auriemma, non ha mai amato Milano, non ha mai decantato pubblicamente di sognare per il suo futuro calcistico la città della moda. Meno male che i tifosi dimenticano.
Stasera c’è Inter vs Napoli, la maglia di Mascara non è più del Catania e non c’è nessun numero 10 alle sue spalle, il suo miracoloso goal fu un gesto tecnico che eclissò perfino il risultato: stop, palleggio, tiro parabolico arcuato che Bergomi ridimensionò descrivendo come banale cross sbagliato. Fu una rete superlativa, un miracolo balistico che forse chiese il permesso alla legge di gravità per evaderla un paio di istanti.
Queste cose mancano a Napoli dai tempi di Consonni , Trotta, Dalla Bona. Siamo una grande squadra, lottiamo per lo scudetto, siamo fortissimi in campo internazionale. E i calci di punizione? Restiamo umili, perché abbiamo limiti che l’agonismo mediatico è bravo a camuffare.
Sogno Mascara risolutore dell’ultima mezzora, una sua follia da metà campo, una punizione, un cucchiaio come quello a Catania ad una Inter incredula e mortificata; sogno una vittoria che reputo impossibile considerando la faziosità delle designazioni arbitrali; sogno e chi se ne fotte se gioca Pazzini, l’importante è che non giochi Milito e che Grava entri e faccia diventare la folta chioma bionda di Forlan in quella “moderata” di Attilio Lombardo…
Ci sono follie che ti trasformano in eroe e cambiano i ruoli di potere: allora Giuseppe, stoppa il pallone, palleggia, e conquista di nuovo San Siro con una di quelle follie che ti incoronerebbero numero dieci per una notte, quel numero che qui a Napoli non si può più scrivere dietro le maglie nemmeno nei sogni.
Domenico Serra
sabato 20 agosto 2011
Ferlaino: "Maradona al Napoli, che impresa. Il Barça non voleva cederlo, ci etichettarono 'pezzenti'. Poi tirarono in ballo la Camorra"
La Barcellona di Corrado Ferlaino, il presidente degli scudetti del
Napoli, è quella di Joan Gaspart, il vicepresidente azulgrana che nel
1984 non voleva cedere Maradona. Ma anche quella delle ramblas di cui
ebbe paura nel suo primo viaggio a 18 anni. E quella della grande festa
che diede nel 1982. Sulla sua barca, all’ancora nel porto catalano,
spaghettata per tutti i dirigenti italiani, da Sordillo a De Gaudio, per
celebrare il trionfo azzurro nel mundial. Ingegner Ferlaino, ci
racconta Barcellona? «A 18 anni la ritenni un po’ provinciale. Venivo da
Napoli, la città più bella del mondo, avevo un po’ la puzza sotto il
naso e quella Barcellona faceva anche paura. Poi ha avuto una
trasformazione radicale. Hanno distrutto Barceloneta, un quartiere
storico e caratteristico, come se noi radessimo al suolo Santa Lucia».
Real o Barça? «Non ho dubbi, Real. I catalani sono antipatici. Tra le
due squadre tifo sempre per il Madrid. Loro sono aperti e cordiali, ci
fecero anche sponda quando facemmo credere al Barcellona che Maradona
non ci interessava più. E poi non si può paragonare Napoli e Barcellona.
Quella è una città ricca, come Milano». Da quando nasce l’antipatia?
«Direi da sempre, però nei periodi della trattativa di Maradona furono
insopportabili. Più che una trattativa fu uno scontro. Celentano,
Juliano ed io andavamo avanti e indietro con l’aereo per convincerli.
Pensavano che non avessimo i soldi per comprarlo, che fossero quelli
della camorra. E invece alle spalle avevamo un cda del Napoli fortissimo
e un governo intero visti i tanti ministri partenopei. Tutti capirono
che l’ingaggio di Diego sarebbe stato un modo per rilanciare la città».
Cosa diceva Maradona di loro? «Che erano antipatici e il suo clan faceva
di tutto per indispettirli». Così da lasciarlo partire. «Lui voleva
fortemente Napoli. Era una trattativa riuscita prima ancora di
cominciare. Portavamo qui il più forte giocatore del mondo. Pensi un
po’, è come se Messi oggi dicesse voglio lasciare Barcellona per venire a
Napoli». Che effetto le hanno fatto i trentamila che giovedì erano al
San Paolo? «Napoli ama il Napoli, anche quando ero presidente io in
queste occasioni c’era tanta gente. Era una grande festa». I cori per
Lavezzi innanzitutto. Ma davvero è paragonabile a Maradona? «Non
bestemmiamo. Però...» Però? «Il dribbling secco, quelle serpentine, gli
slalom. Saltare l’uomo è un po’ come irriderlo, prendersi gioco di lui e
in questo Lavezzi è molto scugnizzo. Uno dei motivi per il quale i
tifosi si affezionano così tanto». E la maglia numero dieci? «Sono cose
che non mi riguardano, competono alla società e al giocatore». Dribbling
secco, alla Maradona. Ultima domanda. Vedrà la partita lunedì? «Certo, e
le assicuro che gli scongiuri non mancheranno».
Finte: Il Mattino.
Finte: Il Mattino.
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Barcellona,
Ferlaino,
Lavezzi,
Maradona
domenica 26 giugno 2011
Lavezzi si racconta a La Nacion: "Ho sofferto la fame, ma mia mamma.. Futuro? Sogno un grande club"
Ezequiel Lavezzi si è raccontato in un'intervista a La Nacion. Non parla volentieri del suo passato, ci sono ancora le cicatrici dell'allontanamento dal padre e non dimentica i tanti sacrifici fatti dalla mamma.
"Ho iniziato a giocare a calcio da piccolo. I miei genitori si sono separati quando aveva due anni Mia mamma lavorava come cameriera. Sono cresciuto con i miei due fratelli perchè mia mamma lavorava. Lei è stata come una mamma ed un padre per me. Abbiamo sempre contato su mia madre, non tanto su mio padre.
Scuola? Ho lasciato al terzo anno delle superiori.
Sogno? Non sono mai stato un sognatore o uno che ha tanti obiettivi e programma il domani. Vivo giorno per giorno, mi godo ogni istante.
Hai il tatuaggio di una pistola e alcuni anni fa hai festeggiato un gol sparando. Cosa significa? E' stata una cosa del momento che poi mi ha portato dei problemi. Non pensavo che avesse questi effetti. Solo un gesto istintivo, dopo un gol all'Estudiantes, feci quest'estultanza ma c'era un poliziotto e questo ha portato molta confusione.
Per quanto tempo hai sofferto la fame? Il cibo era sempre lo stesso: Mate (pianta tipica argentina, ndr) con il pane. La situazione è peggiorata quando mia mamma si è separata da mio padre.
Era un tuo sogno vedere tua madre come una regina? Penso che lei meriti tutto questo per quello che mi ha dato, per i sacrifici che ha fatto per me.
Il primo stipendio? Giocavo con gli Estudiantes de Caseros, guadagnavo 100 pseso al mese a 17 anni.
Il primo grande guadagno? Quando sono andato al Genoa in Italia. E' stato bello, ho avuto una percentuale dal mio passaggio, si guadagnava bene.
Il primo acquisto? Per prima cosa non ho fatto lavorare più mia mamma, poi le ho comprato una casa.
Tutti comprano l'auto. Ed in realtà ho comprato anche la macchina. Con quei soldi ho comprato anche casa dove crescere mio figlio.
Come ti senti al posto di Maradona, circondato dai fan? E' una cosa molto strana, la gente è pazzesca. Solo chi è lì può vedere le cose che accadono.
Che macchina hai? Ne ho due, una Mercedes Benz e una Ferrari rossa.
Che significa avere questi tatuaggi? Non lo so.
Perchè ne hai così tanti? Ho cominciato da ragazzo, il primo quando avevo 12 anni e poi non ho più smesso. Il primo era un indiano, ma non significa nulla, sono le cose che fa un ragazzino senza pensare. Cosa sono i fuori? Ho un amico tatuatore a Napoli e mi propose questa sfumato. Mi piace molto. Ho due immagini dietro la schiena, e la foto centrale del Rosario Central, per cui io faccio il tifo. Ho il nome di mio figlio sul braccio, la Madonna di Lourdes, un disegno del mio quartiere, il nome di mia madre e altre cose.
Prossimo obiettivo? Dopo Napoli? Mi piacerebbe giocare in una grande squadra.
Maradona allenatore? Con me è stato molto buono. Mi ha aiutato anche con un problema personale. Non ho alcun risentimento perchè è più importante questo cheil fatto che mi ha lasciato fuori dai mondiali.
Problemi con la droga? No, mai. Grazie a Dio, no. Ma non ho nulla contro le persone che li hanno.
"Ho iniziato a giocare a calcio da piccolo. I miei genitori si sono separati quando aveva due anni Mia mamma lavorava come cameriera. Sono cresciuto con i miei due fratelli perchè mia mamma lavorava. Lei è stata come una mamma ed un padre per me. Abbiamo sempre contato su mia madre, non tanto su mio padre.
Scuola? Ho lasciato al terzo anno delle superiori.
Sogno? Non sono mai stato un sognatore o uno che ha tanti obiettivi e programma il domani. Vivo giorno per giorno, mi godo ogni istante.
Hai il tatuaggio di una pistola e alcuni anni fa hai festeggiato un gol sparando. Cosa significa? E' stata una cosa del momento che poi mi ha portato dei problemi. Non pensavo che avesse questi effetti. Solo un gesto istintivo, dopo un gol all'Estudiantes, feci quest'estultanza ma c'era un poliziotto e questo ha portato molta confusione.
Per quanto tempo hai sofferto la fame? Il cibo era sempre lo stesso: Mate (pianta tipica argentina, ndr) con il pane. La situazione è peggiorata quando mia mamma si è separata da mio padre.
Era un tuo sogno vedere tua madre come una regina? Penso che lei meriti tutto questo per quello che mi ha dato, per i sacrifici che ha fatto per me.
Il primo stipendio? Giocavo con gli Estudiantes de Caseros, guadagnavo 100 pseso al mese a 17 anni.
Il primo grande guadagno? Quando sono andato al Genoa in Italia. E' stato bello, ho avuto una percentuale dal mio passaggio, si guadagnava bene.
Il primo acquisto? Per prima cosa non ho fatto lavorare più mia mamma, poi le ho comprato una casa.
Tutti comprano l'auto. Ed in realtà ho comprato anche la macchina. Con quei soldi ho comprato anche casa dove crescere mio figlio.
Come ti senti al posto di Maradona, circondato dai fan? E' una cosa molto strana, la gente è pazzesca. Solo chi è lì può vedere le cose che accadono.
Che macchina hai? Ne ho due, una Mercedes Benz e una Ferrari rossa.
Che significa avere questi tatuaggi? Non lo so.
Perchè ne hai così tanti? Ho cominciato da ragazzo, il primo quando avevo 12 anni e poi non ho più smesso. Il primo era un indiano, ma non significa nulla, sono le cose che fa un ragazzino senza pensare. Cosa sono i fuori? Ho un amico tatuatore a Napoli e mi propose questa sfumato. Mi piace molto. Ho due immagini dietro la schiena, e la foto centrale del Rosario Central, per cui io faccio il tifo. Ho il nome di mio figlio sul braccio, la Madonna di Lourdes, un disegno del mio quartiere, il nome di mia madre e altre cose.
Prossimo obiettivo? Dopo Napoli? Mi piacerebbe giocare in una grande squadra.
Maradona allenatore? Con me è stato molto buono. Mi ha aiutato anche con un problema personale. Non ho alcun risentimento perchè è più importante questo cheil fatto che mi ha lasciato fuori dai mondiali.
Problemi con la droga? No, mai. Grazie a Dio, no. Ma non ho nulla contro le persone che li hanno.
giovedì 14 aprile 2011
Calcio, Messi: "Io come Diego? No, lui e' irripetibile"
NAPOLI - Sono in molti ad affermare che Lionel Messi sia il Maradona degli anni 2000. Veloce, preciso, illuminante: ecco le doti del fuoriclasse argentino del Barcellona, due volte vincitore del pallone d'oro. Ma di Diego ce n'è uno solo e lo stesso Messi lo sa bene, come dice in un'intervista rilasciata a Sette, settimanale del Corriere della Sera.
«L'Argentina sta cercando da troppo tempo il successore di Diego: Aimar, Saviola... - dice Messi -. Di Diego ce n'è stato uno solo ed è un errore volerlo vedere in un altro giocatore. E' un personaggio irripetibile». Dell'ex allenatore della nazionale argentina «la pulce» dice di conservare buonissimi ricordi. Aveva un atteggiamento quasi paterno nei confronti di molti calciatori e riusciva sempre a tenere la squadra unita (eccetto per la decisiva sconfitta con la Germania per 4-0 nel Mondiale in Sudafrica). «Spero di riuscire a vincere, un giorno il Mondiale. Credo sia qualcosa che sancisca definitivamente la grandezza di un calciatore. Vorrei dedicarlo al mio Paese».
Fonte: NapoliMagazine.com
«L'Argentina sta cercando da troppo tempo il successore di Diego: Aimar, Saviola... - dice Messi -. Di Diego ce n'è stato uno solo ed è un errore volerlo vedere in un altro giocatore. E' un personaggio irripetibile». Dell'ex allenatore della nazionale argentina «la pulce» dice di conservare buonissimi ricordi. Aveva un atteggiamento quasi paterno nei confronti di molti calciatori e riusciva sempre a tenere la squadra unita (eccetto per la decisiva sconfitta con la Germania per 4-0 nel Mondiale in Sudafrica). «Spero di riuscire a vincere, un giorno il Mondiale. Credo sia qualcosa che sancisca definitivamente la grandezza di un calciatore. Vorrei dedicarlo al mio Paese».
Fonte: NapoliMagazine.com
venerdì 1 aprile 2011
Cavani a Sky Sport: "So che devo migliorare ancora tanto"
Edinson Cavani, bomber del Napoli, si "confessa" ai "Signori del calcio", programma in onda domani su Sky Sport. "Che tipo di giocatore sono? Non tanto bravo tecnicamente. Conosco i miei limiti e quindi so che devo migliorare ancora tanto". Cavani si descrive "un giocatore che non molla mai e che cerca di dare una mano dappertutto, dietro, davanti, dove posso. Non sono uno che fa tante manovre dentro l'area, sono più uno di velocità negli ultimi metri e mi piace cercare di concludere la giocata velocemente".
IL RICORDO DI PALERMO - Dopo circa tre anni e mezzo con il Palermo, ora Cavani è tra le punte di diamante del Napoli di Mazzarri. Dell'esperienza in rosanero, Edinson conserva un bellissimo ricordo: "A Palermo ho trovato gente molto simile a quella del mio Paese, gente di cuore, affettuosa, sempre disposta a darmi una mano e a cercare di essermi vicino per farmi ambientare". Con Guidolin, l'attaccante rivela di non aver mai avuto un rapporto a senso unico: "Con Guidolin il mio rapporto è sempre stato molto 'frontale', sincero. Il mio rapporto con lui è sempre stato molto buono, ho sempre rispettato le sue scelte e riconosco sia stato lui a farmi fare i primi passi nel campionato italiano". Sulle critiche per le tante occasioni da rete fallite all'epoca, l'attaccante ricorda: "Sono periodi di un calciatore. Ci sono quelli che nascono già attaccanti e quelli che devono diventarlo col tempo. Io da piccolo non facevo l'attaccante ma la mezz'ala. Ero abituato a fare gol solo ogni tanto. Poi ho cominciato lentamente a diventare attaccante e sono arrivato a Palermo dopo aver segnato tanti gol nel Danubio. E quindi la gente si aspettava già un grande bomber, invece io sapevo che piano piano stavo cercando di fare tutto quello che potevo fare".
IL PASSAGGIO AL NAPOLI - Nel finale dello scorso campionato comunque, Cavani ha segnato diversi gol, meritandosi la convocazione con la nazionale dell'Uruguay al Mondiale. "Nella vita ci sono i segni, che ti possono far capire e vedere la strada che puoi prendere - spiega -. Dopo il Mondiale si parlava di tante squadre importanti e Napoli non era nei miei piani perché non si era detto niente di Napoli e sul fatto che io potessi venire. Nel momento in cui ho sentito Napoli, mi sono fermato a pensare". "Sapevo che la gente di Napoli era molto calda e molto affettuosa e quindi ho chiesto al mio procuratore se c'erano le condizioni per venire a Napoli. Lui mi ha detto che loro erano disposti, mentre altre squadre non erano disposte in quel momento a fare quello che dovevano fare per prendermi. Il Napoli, invece, mi ha dato fiducia". Il passaggio in azzurro, Edinson lo interpreta alla stregua di un segno divino: "In 24 ore le cose si sono messe nella direzione giusta, quindi è stato un segno del Signore, perché una cosa di cui prima neanche si parlava, in 24 ore si è sistemata e ho capito che c'era qualcosa che mi spingeva a venire qua".
NESSUN PARAGONE CON MARADONA - Con il Napoli sono arrivati grandi successi. Tra questi, i tre gol segnati alla Juventus: "In quel momento non mi rendevo conto di cosa stesse succedendo, era un sogno che stavo vivendo ed era qualcosa che non capivo. Finita la partita, vedendo l'entusiasmo e la felicità della gente, mi sono reso conto che è stato qualcosa di particolare, qualcosa di molto importante non solo per me, ma per la città e per Napoli. Qualcosa che mi ha dato ancora più fiducia e che ha fatto sognare tanta gente, quindi è un ricordo molto bello".
Il binomio Napoli-campione rende inevitabile il paragone con colui che meglio di tutti lo ha rappresentato: Maradona. "Che effetto mi fa? Nessuno. Diego è unico. Diego è un giocatore molto difficile da imitare, come calciatore e come persona, quindi io non mi paragono mai a Diego perché lui qui è stato un idolo e come dice la gente di Napoli, è stato un Dio per questa città. Io penso a dare il massimo e a lasciare un bel segno nei ricordi e nella storia di Napoli". (fonte Repubblica.it)
IL RICORDO DI PALERMO - Dopo circa tre anni e mezzo con il Palermo, ora Cavani è tra le punte di diamante del Napoli di Mazzarri. Dell'esperienza in rosanero, Edinson conserva un bellissimo ricordo: "A Palermo ho trovato gente molto simile a quella del mio Paese, gente di cuore, affettuosa, sempre disposta a darmi una mano e a cercare di essermi vicino per farmi ambientare". Con Guidolin, l'attaccante rivela di non aver mai avuto un rapporto a senso unico: "Con Guidolin il mio rapporto è sempre stato molto 'frontale', sincero. Il mio rapporto con lui è sempre stato molto buono, ho sempre rispettato le sue scelte e riconosco sia stato lui a farmi fare i primi passi nel campionato italiano". Sulle critiche per le tante occasioni da rete fallite all'epoca, l'attaccante ricorda: "Sono periodi di un calciatore. Ci sono quelli che nascono già attaccanti e quelli che devono diventarlo col tempo. Io da piccolo non facevo l'attaccante ma la mezz'ala. Ero abituato a fare gol solo ogni tanto. Poi ho cominciato lentamente a diventare attaccante e sono arrivato a Palermo dopo aver segnato tanti gol nel Danubio. E quindi la gente si aspettava già un grande bomber, invece io sapevo che piano piano stavo cercando di fare tutto quello che potevo fare".
IL PASSAGGIO AL NAPOLI - Nel finale dello scorso campionato comunque, Cavani ha segnato diversi gol, meritandosi la convocazione con la nazionale dell'Uruguay al Mondiale. "Nella vita ci sono i segni, che ti possono far capire e vedere la strada che puoi prendere - spiega -. Dopo il Mondiale si parlava di tante squadre importanti e Napoli non era nei miei piani perché non si era detto niente di Napoli e sul fatto che io potessi venire. Nel momento in cui ho sentito Napoli, mi sono fermato a pensare". "Sapevo che la gente di Napoli era molto calda e molto affettuosa e quindi ho chiesto al mio procuratore se c'erano le condizioni per venire a Napoli. Lui mi ha detto che loro erano disposti, mentre altre squadre non erano disposte in quel momento a fare quello che dovevano fare per prendermi. Il Napoli, invece, mi ha dato fiducia". Il passaggio in azzurro, Edinson lo interpreta alla stregua di un segno divino: "In 24 ore le cose si sono messe nella direzione giusta, quindi è stato un segno del Signore, perché una cosa di cui prima neanche si parlava, in 24 ore si è sistemata e ho capito che c'era qualcosa che mi spingeva a venire qua".
NESSUN PARAGONE CON MARADONA - Con il Napoli sono arrivati grandi successi. Tra questi, i tre gol segnati alla Juventus: "In quel momento non mi rendevo conto di cosa stesse succedendo, era un sogno che stavo vivendo ed era qualcosa che non capivo. Finita la partita, vedendo l'entusiasmo e la felicità della gente, mi sono reso conto che è stato qualcosa di particolare, qualcosa di molto importante non solo per me, ma per la città e per Napoli. Qualcosa che mi ha dato ancora più fiducia e che ha fatto sognare tanta gente, quindi è un ricordo molto bello".
Il binomio Napoli-campione rende inevitabile il paragone con colui che meglio di tutti lo ha rappresentato: Maradona. "Che effetto mi fa? Nessuno. Diego è unico. Diego è un giocatore molto difficile da imitare, come calciatore e come persona, quindi io non mi paragono mai a Diego perché lui qui è stato un idolo e come dice la gente di Napoli, è stato un Dio per questa città. Io penso a dare il massimo e a lasciare un bel segno nei ricordi e nella storia di Napoli". (fonte Repubblica.it)
martedì 9 novembre 2010
Cannavaro si confessa: "Napoli, aspetto ancora. Perchè se fosse stata un'altra squadra..."
"La squadra c'è, i calciatori sono validi. Sarà difficile, e noi cercheremo in tutti i modi di qualificarci per l'Europa League. Ma se dovesse arrivare la Champions sarebbe ancora meglio". Le parole di un capitano. Quelle che Paolo Cannavaro ha affidato in un'intervista esclusiva al Roma: "La doppia competizione ci toglie tante energie, sia fisiche che soprattutto mentali. Siamo sempre in campo, la settimana tipo fatta solo di allenamenti è un ricordo dell'anno scorso. Riposare a volte può essere un toccasana, per me lo è stato con il Parma. Con questi ritmi, diventa rischioso giocare sempre: ci sono così tante partite che saltarne qualcuna non è assolutamente un problema"
NAZIONALE - "Lavezzi ha detto che meriterei la convocazione? Io ci spero sempre, anche se Prandelli gioca con un modulo diverso dal nostro. Magari più avanti ci sarà spazio anche per noi. Per dimostrare che anche noi sappiamo giocare così..."
LIVERPOOL - "Rimane un'esperienza da ricordare. Il colpaccio lì sarebbe stato storico, ma la lezione è stata utile per la nostra crescita. Abbiamo capito la differenza tra un giocatore bravo ed un campione: Gerrard lo è. Oltre i tre gol, ho visto un calciatore affamato, voglioso di spaccare tutto, e alla fine ci è riuscito. Questa mentalità dobbiamo fare nostra per crescere ancora. Rimane l'emozione di essere sceso in campo ad Anfield; all'inizio ero un pò contratto. Per uno che è venuto a Napoli in serie B, quella partita nello stadio perfetto ha rappresentato il top. Gli striscioni offensivi? Da napoletano ho provato tanta rabbia. Siamo stati presi in giro anche lì. Prima sulla spazzatura il concetto era che a sbagliare fossero stati i politici che ci amministrano. Ora inizio a pensare che sia anche colpa della nostra mentalità. Sarebbe bello rivincere lo scudetto certo, ma soprattutto quello della civiltà. Io vivrò sempre a Napoli, ma ho avuto la fortuna di capire fuori le cose come funzionano. Tutti dovrebbero farlo, in modo da capire come si vive meglio altrove, mentre nella nostra città così solare non è possibile"
QUAGLIARELLA - "Abbiamo saputo che andava via quando eravamo in albergo a Boras. E' stata una doccia fredda, giustamente il napoletano ci è rimasto male. Non ho avuto modo di confrontarmi con lui, è andata così e non mi va di commentare. Clan nello spogliatoio? Non in senso negativo. E' ovvio che giocatori che vengono da uno stesso paese o da paesi con tradizioni simili possano trascorrere più tempo insieme. E' ciò che farebbe chiunque di noi se andasse a giocare all'estero. Possono esserci divergenze sulla musica, la cumbia magari non può piacere a tutti, ma devo dire che la loro allegria è contagiosa. Anche dopo una sconfitta: loro pensano subito a come riscattarsi, noi invece rimiriamo troppo e viviamo il calcio in maniera sbagliata. Anche sugli acquisti per esempio. E' un vizio tutto italiano quello di dare giudizi affrettati. Yebda e Sosa hanno giocato in grandi squadre, hanno bisogno di tempo e già stanno dimostrando il loro valore. Cavani invece non lo scopriamo certo noi. Insieme ad Hamsik e Lavezzi può farci fare il salto di qualità, ma dietro c'è una squadra che lavora per loro, così come fanno a loro volta quando rientrano per darci una mano. Paragoni? Preferisco non farne, per non caricarli di eccessive responsabilità".
LA NUMERO 10 - "Sono troppo affezionato a Diego, per me quella rimarrà sempre la sua maglia. Lavezzi è maturato tantissimo, in campo sta dimostrando di poter fare il capitano per gli atteggiamenti che ha. Ha sbagliato in passato è vero, ma tutti abbiamo avuto vent'anni...anche se io a quell'età avevo già una famiglia"
UN COGNOME CHE PESA - "Ho dovuto lavorare il triplo, è vero. Ora sto raccogliendo qualche risultato, anche se non basta mai, perchè il paragone con mio fratello esce puntualmente fuori. Ho dovuto soffrire, è stata dura, nessuno può capirlo. Sono arrivato come il fratello di Fabio e oggi sono Paolo Cannavaro. Me ne accorgo in giro, per me come persona è stata una bella conquista. Con Fabio ci sentiamo sempre, anche se ora un pò di meno, per via del fuso orario. Mi dice che sta bene a Dubai, sta prendendo una giusta ricompensa per i tanti anni di sacrifici. Verrà a vedere qualche partita? Per ora no, ma quando tornerà a vivere a Napoli sarà ogni domenica allo stadio"
MAZZARRI - "Il suo segreto sta nell'aver motivato a dovere quei calciatori che per tanti motivi erano stati messi da parte da altri allenatori. Sa trasmetterti una carica importantissima, e sa valorizzare al massimo la rosa che ha a disposizione. Cagliari e Lazio? Vanno bene sei punti...Meglio non fare calcoli, saranno due partite dure"
IL PUBBLICO - "E' difficile giocare al San Paolo quando si sentono i mugugni della gente se non si sblocca la partita. E' una questione di mentalità, anche in questo caso: bisognerebbe essere più ragionevoli".
IL CONTRATTO - "Per ora tutto tace, si cerca di trovare l'accordo. Se fossi stato altrove, la rottura già ci sarebbe stata. Ma qui parliamo del Napoli, e io ho sempre la speranza che ci si possa venire incontro. Ci siamo già visti parecchie volte da gennaio ad oggi, ma non è un problema, purchè ci sia la volontà e il piacere di andare entrambi avanti nel progetto"
Fonte: tuttonapoli
NAZIONALE - "Lavezzi ha detto che meriterei la convocazione? Io ci spero sempre, anche se Prandelli gioca con un modulo diverso dal nostro. Magari più avanti ci sarà spazio anche per noi. Per dimostrare che anche noi sappiamo giocare così..."
LIVERPOOL - "Rimane un'esperienza da ricordare. Il colpaccio lì sarebbe stato storico, ma la lezione è stata utile per la nostra crescita. Abbiamo capito la differenza tra un giocatore bravo ed un campione: Gerrard lo è. Oltre i tre gol, ho visto un calciatore affamato, voglioso di spaccare tutto, e alla fine ci è riuscito. Questa mentalità dobbiamo fare nostra per crescere ancora. Rimane l'emozione di essere sceso in campo ad Anfield; all'inizio ero un pò contratto. Per uno che è venuto a Napoli in serie B, quella partita nello stadio perfetto ha rappresentato il top. Gli striscioni offensivi? Da napoletano ho provato tanta rabbia. Siamo stati presi in giro anche lì. Prima sulla spazzatura il concetto era che a sbagliare fossero stati i politici che ci amministrano. Ora inizio a pensare che sia anche colpa della nostra mentalità. Sarebbe bello rivincere lo scudetto certo, ma soprattutto quello della civiltà. Io vivrò sempre a Napoli, ma ho avuto la fortuna di capire fuori le cose come funzionano. Tutti dovrebbero farlo, in modo da capire come si vive meglio altrove, mentre nella nostra città così solare non è possibile"
QUAGLIARELLA - "Abbiamo saputo che andava via quando eravamo in albergo a Boras. E' stata una doccia fredda, giustamente il napoletano ci è rimasto male. Non ho avuto modo di confrontarmi con lui, è andata così e non mi va di commentare. Clan nello spogliatoio? Non in senso negativo. E' ovvio che giocatori che vengono da uno stesso paese o da paesi con tradizioni simili possano trascorrere più tempo insieme. E' ciò che farebbe chiunque di noi se andasse a giocare all'estero. Possono esserci divergenze sulla musica, la cumbia magari non può piacere a tutti, ma devo dire che la loro allegria è contagiosa. Anche dopo una sconfitta: loro pensano subito a come riscattarsi, noi invece rimiriamo troppo e viviamo il calcio in maniera sbagliata. Anche sugli acquisti per esempio. E' un vizio tutto italiano quello di dare giudizi affrettati. Yebda e Sosa hanno giocato in grandi squadre, hanno bisogno di tempo e già stanno dimostrando il loro valore. Cavani invece non lo scopriamo certo noi. Insieme ad Hamsik e Lavezzi può farci fare il salto di qualità, ma dietro c'è una squadra che lavora per loro, così come fanno a loro volta quando rientrano per darci una mano. Paragoni? Preferisco non farne, per non caricarli di eccessive responsabilità".
LA NUMERO 10 - "Sono troppo affezionato a Diego, per me quella rimarrà sempre la sua maglia. Lavezzi è maturato tantissimo, in campo sta dimostrando di poter fare il capitano per gli atteggiamenti che ha. Ha sbagliato in passato è vero, ma tutti abbiamo avuto vent'anni...anche se io a quell'età avevo già una famiglia"
UN COGNOME CHE PESA - "Ho dovuto lavorare il triplo, è vero. Ora sto raccogliendo qualche risultato, anche se non basta mai, perchè il paragone con mio fratello esce puntualmente fuori. Ho dovuto soffrire, è stata dura, nessuno può capirlo. Sono arrivato come il fratello di Fabio e oggi sono Paolo Cannavaro. Me ne accorgo in giro, per me come persona è stata una bella conquista. Con Fabio ci sentiamo sempre, anche se ora un pò di meno, per via del fuso orario. Mi dice che sta bene a Dubai, sta prendendo una giusta ricompensa per i tanti anni di sacrifici. Verrà a vedere qualche partita? Per ora no, ma quando tornerà a vivere a Napoli sarà ogni domenica allo stadio"
MAZZARRI - "Il suo segreto sta nell'aver motivato a dovere quei calciatori che per tanti motivi erano stati messi da parte da altri allenatori. Sa trasmetterti una carica importantissima, e sa valorizzare al massimo la rosa che ha a disposizione. Cagliari e Lazio? Vanno bene sei punti...Meglio non fare calcoli, saranno due partite dure"
IL PUBBLICO - "E' difficile giocare al San Paolo quando si sentono i mugugni della gente se non si sblocca la partita. E' una questione di mentalità, anche in questo caso: bisognerebbe essere più ragionevoli".
IL CONTRATTO - "Per ora tutto tace, si cerca di trovare l'accordo. Se fossi stato altrove, la rottura già ci sarebbe stata. Ma qui parliamo del Napoli, e io ho sempre la speranza che ci si possa venire incontro. Ci siamo già visti parecchie volte da gennaio ad oggi, ma non è un problema, purchè ci sia la volontà e il piacere di andare entrambi avanti nel progetto"
Fonte: tuttonapoli
venerdì 29 ottobre 2010
Salvatore Biazzo: "Diego, patrimonio del pianeta senza pallone d'oro"
Ecco quanto evidenziato da TuttoNapoli.net: "Diego era il più grande e ha sempre trattato noi giornalisti con il massimo rispetto. Dal calcio non ha ottenuto quanto meritava, basti pensare alla sua esclusione dall' albo dei calciatori premiati con il Pallone d'oro. Anche se all'epoca il riconoscimento veniva assegnato a giocatori europei, credo che avrebbero potuto assegnarglielo almeno per la carriera.I successi di Maradona, il suo estro, rendono onore al calcio planetario, Diego è un patrimonio universale. Ricordo l' incredibile successo editoriale dei primi prodotti marketing della Rai su Diego. Oltre 400.000 copie vendute, la gente faceva la fila fuori dalle edicole praticamente il giorno prima che le videocassette arrivassero! Il merito era tutto delle prodezze del Numero 10, della sua vita fatta di luci, ombre e grandi bagliori. Diego ha iniziato a giocare a calcio quando aveva 3 anni, in un cortile angusto. I suoi non potevano permettersi un pallone e il futuro Pibe de Oro si accontentava di giocare con un' arancia.Tanti auguri Diego, che tutti i tuoi amici ti siano vicini e che tu stia bene".
Fonte: Tuttonapoli
Fonte: Tuttonapoli
giovedì 16 settembre 2010
NAPOLI-UTRECHT, LE PROBABILI FORMAZIONI
Napoli-Utrecht: il ritorno in Europa.
Sedici anni fa: 7-12-1994, Napoli - Eintracht Francoforte 0-1, gol di Falkenmauer al 56° del secondo tempo.
Ultimo ricordo sbiadito del Napoli in Europa.
In questi lunghi ed interminabili anni solo amarezze per i tifosi napoletani: nel 1993 la fine dell’epoca d’oro di Corrado Ferlaino, nel 2000 l’acquisto della società da parte di Giorgio Corbelli e nel 2002 l’entrata in scena di Salvatore Naldi.
Disastri a iosa, fino ad arrivare al fallimento.
Il risorgimento napoletano, firmato Aurelio De Laurentiis, ha aperto finalmente al Napoli la porta principale dell’Europa League, scenario internazionale che appartiene di diritto per storia e popolarità a Napoli e al Calcio Napoli.
Il San Paolo si rifà il look e sarà di nuovo pieno per il grande evento.
Napoli-Utrecht sancisce la fine di un’era fatta di amarezze e piccole soddisfazioni, e l’inizio di un nuovo cammino internazionale che noi tutti ci auguriamo fatto di successi e grandi imprese.
Il Napoli, non solo ha il diritto, ma il dovere di credere fermamente nella qualificazione ai sedicesimi di Europa League.
Il girone K, formato da Liverpool, Steaua Bucarest, Napoli e Utrecht è sì un girone suggestivo e affascinante (soprattutto per il doppio confronto con i reds), ma è anche un girone abbordabile.
Utrecht e Steaua Bucarest non hanno organici superiori al Napoli e il Liverpool di Roy Hodgson è ormai una squadra in flessione, che dopo aver vinto la Champions nel 2005 con Rafa Benitez, oggi arranca a centro classifica in Premier League.
Giovedì sera dovrà essere la serata del Napoli: il ritorno in Europa merita una prestazione di livello, ma soprattutto in Europa sarà necessario di nuovo imporre l’effetto San Paolo. Fondamentale per superare il turno sarà vincere tra le mura amiche.
L’Utrecht, dopo aver superato il preliminare eliminando il Celtic (sconfitto per 2-0 in Scozia, vincente 4-0 in Olanda), arriva al San Paolo con un pessimo score fuori dalle mura amiche: 4 partite, 4 sconfitte nelle prime uscite stagionali.
Dopo 5 giornate in campionato è undicesimo con 6 punti, frutto di due vittorie casalinghe e tre sconfitte maturate fuori casa, ultima la sconfitta per 1-0 contro il Groningen.
Insomma una squadra ampiamente alla portata degli uomini di Mazzarri che, dopo i due pareggi in campionato cercheranno il riscatto in Europa.
Il tecnico toscano non ha svelato la formazione, ma dopo il mezzo passo falso in campionato con il Bari è presumibile che venga applicato il turn over.
In difesa l’unico sicuro del posto è il capitano Paolo Cannavaro, sul centro sinistra dopo la pessima prestazione di Gianluca Grava contro il Bari spazio a Salvatore Aronica apparso in una condizione di forma brillante. Sul centro destra, invece, dovrebbe finalmente avere una chance Fabiano Santacroce al posto di un Hugo Campagnaro apparso disorientato e ancora fuori forma contro il Bari.
Sulla mediana, con Gargano, dovrebbe trovare spazio dal primo minuto Yebda, il calciatore algerino non solo andrebbe a rinforzare il centrocampo con la sua stazza fisica, ma darebbe un contribuito anche in termini di esperienza internazionale.
Sulle corsie laterali confermati Dossena e Maggio, anche se su quest’ultimo sorgono forti dubbi sulla sua condizione fisica, in preallarme rimane Juan Camilo Zuniga.
In attacco, inamovibile Cavani, dovrebbero essere ancora confermati Lavezzi e Hamsik, anche se sarebbe quanto mai opportuno far riposare almeno uno dei due fuoriclasse apparsi stanchi contro il Bari. Rimane alla finestra, quanto mai voglioso di stupire, el principito Sosa, che nei pochi minuti giocati contro il Bari ha già dimostrato il suo elevato tasso tecnico a tutti i tifosi del Napoli.
Giovedì sarà un Napoli arrembante: vittoria di rigore per brindare al ritorno in Europa e tranquillizzare l’ambiente, che dopo il doppio pareggio in campionato, inizia a borbottare.
Probabili formazioni:
Napoli: (3-4-1-2) De Sanctis; Santacroce, Cannavaro, Aronica; Maggio, Gargano, Yebda, Dossena; Hamsik; Lavezzi, Cavani. All. Mazzarri. In panchina: In panchina: Iezzo, Grava, Campagnaro, Zuniga, Pazienza, Sosa e Lucarelli.
Utrecht: (4-3-3) Worm; Cornelisse, Nesu, Wuytens, Schut; Silberbauer, Asare, Maguire; Mulenga, Mertens, Van Wolfswinkel. All: Du Chatinier. In panchina: Sinouh, Keller, Van der Maarel, Lensky, Nihjolt, Oar, Duplan.
Utrecht: (4-3-3) Worm; Cornelisse, Nesu, Wuytens, Schut; Silberbauer, Asare, Maguire; Mulenga, Mertens, Van Wolfswinkel. All: Du Chatinier. In panchina: Sinouh, Keller, Van der Maarel, Lensky, Nihjolt, Oar, Duplan.
Arbitra il Signor Istvan Vad, coadiuvato dai guardalinee Gyorgy Ring e Zsolot Attila Szpisjak; gli assistenti di porta saranno Roland Veizer e Adam Farkas; il quarto uomo sarà Tamas Bognar.
Fonte: Calcio Napoli 24
lunedì 13 settembre 2010
Maradona la festa al San Paolo forse rimarrà solo un sogno
Potrebbe rimanere un sogno chiuso nel cassetto, quello espresso da Maradona: poter festeggiare i suoi 50 anni al San Paolo, in una serata che dovrebbe far incontrare le due squadre del Napoli vincitrici degli scudetti azzurri. Secondo quanto riportato oggi da Il Mattino infatti, oggi Salvatore Bagni tornerà dall'Argentina molto meno ottimista rispetto a qualche giorno fa. Dopo aver parlato con Claudia Villafane, ex moglie di Diego cui fa ancora da manager, le speranze di rivederlo al San Paolo sarebbero diminuite. Problemi di organizzazione alla base. Bisognerebbe trovare sponsor importanti per preparare la serata, e anche se l'incasso fosse devoluto in beneficenza la scure del fisco potrebbe abbattersi sull'evento. I prossimi giorni comunque saranno decisivi: Bagni effettuerà un sopralluogo a Napoli, per cercare di capire se il tutto è fattibile o meno.
Fonte: Il Mattino
Fonte: Il Mattino
sabato 11 settembre 2010
Bruscolotti: "Quagliarella non era indispensabile".
L'ex difensore azzurro, Beppe Bruscolotti, è intervenuto ad AmoreAzzurro, sulle frequenze di Radio Amore, rilasciando alcune dichiarazioni. "Diego prova un grande affetto verso questa città e verso la sua gente, per questo ha deciso di tornare". Parlando di Napoli, poi, ha affermato: "Ora c'è più esperienza e la squadra si è rafforzata. Per quanto riguarda la cessione di Quagliarella, credo che tutti siano utili, ma nessuno è indispensabile. Perfino Maradona a Napoli non avrebbe vinto da solo. Difesa? Il reparto arretrato azzurro non si lascerà intimorire dalle big d'Europa. La difesa è pronta per l'Europa League. Nazionale? Il Napoli, all'epoca non era un grande club, per questo ho avuto poche chance in Nazionale, ma se fossi andato alla Juve, avrei di certo giocato di più". Spostando l'attenzione sulla scuola calcio di sua proprietà, Pal e' fierr, ha dichiarato: "Nella mia scuola calcio proviamo a valorizzare i giovani, senza dimenticare che sono pur sempre dei giovani".
Grande pal e fierr tu si che ci tenevi per la maglia azzurra come te forse davvero pochi sei e resterai per sempre nei nostri cuori.
Cosa ne pensate delle dichiarazioni di Bruscolotti?
martedì 7 settembre 2010
Equitalia: "I soldi che Maradona deve al Fisco sono degli italiani"
Ed ecco che equitalia appena saputo della notizia che Maradona vorrebbe festeggiare il suo 50° compleanno in Italia a Napoli, esce fuori con una nota e ci tiene a precisare che i soldi che El pibe de oro deve versare al fisco italiano sono di tutti i cittadini e non solo di equitalia quindi sono certo che a breve si saprà di più sulla sfida del 30 ottobre. Stay tuned
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