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sabato 10 dicembre 2011

IL DOMENICO SPORTIVO. Serra: “Napoli ha restituito al mondo l’immagine di un calcio onesto”

“Un mercoledì da leoni. Come quando mangi fiocchi di neve dopo aver gareggiato sulla tua onesta pista arancione di sci; come godersi un bicchiere di vino dopo aver vissuto una cena con la tua famiglia prima di partire per un lungo viaggio; come quando la donna che hai sempre amato si accorge di te. Una notte come quella di Gokhan e Marek la insegui per ventuno anni e la sogni nel baratro di un calcio pieno di difficoltà in rispettose serie minori. Il risveglio è qualcosa che un uomo non può spiegare. Non capirò mai perché si arrivi a piangere per una partita di calcio, spero che qualcuno possa un giorno spiegarmelo”. Il napoletano ha un animo furbo ma leale, dozzine di dominazioni hanno tentato di togliergli dignità, storia, ricordi, certezze; il napoletano ha un passo più lungo degli altri, vede oltre, ha una mente imprenditoriale e produttiva, ma nel calcio è onesto e ama vincere solo se lo merita davvero. Una settimana dedicata ad un gesto di grande passione tra Domagoj Vida e Bafetimbi Gomis, un occhiolino che ha scatenato sospetti ben oltre un film di Ferzan Özpetek, merita una piccola analisi. Cvjetkovic Ivan, procuratore di mister occhiolino, dovrebbe spiegarci cosa c’è dietro ad un gesto così equivoco. Potrebbe spiegarcelo la Mondial Promotion, società che gestisce Gomis, Malouda, Drogba e ha praticamente in mano il potere di moltissimi giocatori che militano in Francia. Michel Platini forse potrebbe illuminarci, tuona l’intera stampa mondiale. Ma lui in quel gesto dolce, romantico, infantile, non vede nulla di immorale, come se non avesse mai giocato a calcio. Diciamo la verità Platini era un grande giocatore, ma ha fatto un po’ la figura del pagliaccio senza trucco; la figura peggiore, perché tutti ti riconosceranno ovunque tu vada. Come un bambino che ha pestato un escremento e si presenta al compleanno di un compagno di classe. Quella del giorno prima poi è veramente capace di rasentare lo schifo. Il Borussia Dortmund porta un ritardo di otto minuti rispetto agli altri campi, attende il risultato di Olympiakos – Arsenal, altra partita non proprio regolare, finisce per farsi rimontare e battere in una manciata di secondi dal rispettabile Olympique Marsiglia. Mi meraviglio perché non si sia fatto nulla per far passare il Lille, proprio questo non riesco a capire. A me questo sembra proprio assurdo, un fatto da denuncia. Il 16 dicembre ci spetta un sorteggio equo e speriamo onesto, ma ormai siamo dinanzi ad un livello di serietà perfido e credibile solo ad idioti intelletti. Il Manchester City ne esce invece alla grande, con un Mancini che inventa un inno di anti-italianità e finisce per vincere contro i bavaresi ritoccati a gogò da un Rumenigge inburquato come se fosse carnevale. E il Napoli lotta, contro un arbitro impreciso e molesto, dei giudici di linea miopi, Muhammad Ali Gonzalo Rodriguez, uno stadio arrabbiato perché si è ritrovato una squadra scarsa. Ma il Napoli ormai regna sovrano e vince, se ne fotte di questi banali giochi di potere e non compra gli arbitri, non compra dirigenti, non compra premi per squadre avversarie, né tantomeno occhilioni; vende però l’anima a Zeus De Laurentis che al suono di ‘O surdato ‘nnammurato, in un piccolo comune valenciano introvabile anche sul tom tom, riscrive il destino del Regno delle due Sicilie, dello sport pulito, di milioni di anime che ricordano la sofferenza e i soprusi subiti dai loro avi. Il calcio è diventato un modo per tornare a riscattare le violenze subite e questa volta abbiamo vinto noi. “E quando tornerete a parlare di Napoli, pulitevi le labbra e chiedetene il permesso” [cit.]. Napoli non vuole smettere di stupire; e l’anziano Platini? Michel, rammenti che solo Dio, nel calcio, può segnare regolarmente con la mano, ai comuni mortali non può bastare un occhiolino…

Domenico Serra.

domenica 6 novembre 2011

Napoli e Juve si affidano al loro destino

Ho sempre vissuto le sfide con la “signora zebrata” con un fascino naif; c’è sempre stato qualcuno incrociato nella mia vita, vicinissimo al mio quotidiano o casualmente frequentato, che mi spingesse a dire a qualcun’altro: uh, guarda quello, poverino, è uno juventino.
E più cercavo di evitarli, più finivo per trovarne ovunque, come una sindrome il cui contagio può colpire chiunque: come il tessuto muscolare di Del Piero in un lontano 1998 cresciuto improvvisamente, come un processo a Calciopoli con sanzioni fantacalcistiche, pieno di punti oscuri. Io con questo schifo ci sono cresciuto. Anni prima, ho però apprezzato il talento immenso e irraggiungibile del Platini, senza paragoni. Gli alieni argentini, dalla folta chioma riccia, mica rientrano nelle statistiche? Napoli e Juventus si affidano al loro destino, chi per consolidarsi ammazza-grandi, chi per tornare definitivamente ai vertici dopo il calvario degli imbrogli, tra serie B, e rifiuti di Aguero o Rossi.
I miei confronti storici viaggiano agli almanacchi del campionato 1970-1971, ad un 8 novembre 1970. Quel Napoli vinse 1-0 col goal di Pogliana. Rimase in vetta e terminò quel campionato 3°, proprio dinanzi alla Juventus.
Un mese e un giorno prima, il 7 ottobre 1970, il Nera e gli altri esondarono, Genova subì l’ennesima distruzione.
“…nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte…”
Fabrizio de Andrè riecheggia nel mio Iphone; la vicinanza sportiva al popolo genovese sublima oltre il calcio, raggiunge una terra distrutta, a quel ricordo atroce nei testi, dove il calcio forse dovrebbe fermarsi. 41 anni dopo il dolore è disarmante, fermarsi sarebbe troppo, ma la mia ansia pre derby Regno delle due Sicilie contro Savoia, proprio non riesce a venir fuori.
Ma il calcio è anche provare ad andare avanti; avrei sognato un derby Juve Stabia Macedonia, dove mentre uno si finge infortunato, all’altro spetta uno spezzone di partita sufficiente per renderla determinante. Sarebbe ora.
Preferirei perdere, ma rivedere le statistiche di quel lontano campionato. Aspettando Pandev…
Domenico Serra

martedì 28 dicembre 2010

L'obiettivo di De Laurentiis «Napoli stile Barcellona»

ROMA, 28 dicembre - Un Napoli «in stile Barcellona». E' quello che spera di costruire nel prossimo futuro Aurelio De Laurentiis, presidente del club azzurro, che ha parlato in un'intervista che andrà in onda questa sera alle 23.30 su Sky Sport 1 HD.

Che voto darebbe al suo Napoli?
«Non posso dare dei voti. Credo che nel Napoli funzioni la formula di una società che è vicina ai calciatori e al proprio allenatore con grande rispetto e democraticità. Con il nostro allenatore abbiamo fatto un programma. Avevo un contratto di due anni con Mazzarri ma mi sono trovato talmente bene dopo alcuni mesi di lavoro con lui che, pur avendo ancora un altro anno di contratto, gli ho proposto di prolungarlo per altri due anni per farne diventare in tutto quattro, in modo tale da poter creare insieme qualcosa di importante. Ho sempre detto che il mio secondo quinquennio sarà quello della creazione del vero Napoli, un Napoli in stile Barcellona dove si parte da talenti molto giovani. Quando mi domandano se punto allo Scudetto o alla Champions rispondo sempre che punto soltanto a migliorare la squadra, poi si vedrà. Dove si arriverà, si arriverà. Nel calcio si vuole tutto e subito. Io, invece, voglio costruire qualcosa di duraturo. Credo che non si debba pretendere da questo Napoli che vinca tutto e subito, anche perché non mi va di sfasciare il giocattolo».

Perché Mazzarri è l’allenatore giusto? «Nel mio primo anno in Serie A, pregai Pierpaolo Marino di contattarlo. Poi ci fu un misunderstanding, mi arrivò una richiesta che poi nel tempo ho verificato non essere veritiera. Io l’ho giudicata esagerata e ho pensato per un attimo che quell’allenatore volesse venire da noi solo per soldi, cosa che non era vera o forse in quel momento era affezionato alla Sampdoria e non si sarebbe mosso. Non sono andato a fondo in questa storia. Sta di fatto che io sono rimasto con Edoardo Reja. Con Donadoni, purtroppo, non è andata come sarebbe dovuta andare e il resto è storia. Abbiamo cambiato un po’ tutto quanto nel Napoli: l’organizzazione, finalmente è arrivato Mazzarri, ho un Direttore Sportivo, ho organizzato il reparto della ricerca su tutti i territori esteri dei nuovi giocatori, tutta la parte del settore giovanile e continuiamo ad organizzare sempre di più. E’ arrivato il nuovo Direttore Generale e voglio ancora vedere cosa si può fare per migliorarlo questo Napoli. E’ chiaro che mirerei non a sfasciare tutto ma a cambiare tutto perché vedo che tutti si lamentano, o meglio nessuno vorrebbe farlo, di fatto si lamentano ma le reazioni sono leggere. Tutti i club si lamentano perché i conti non tornano, il mercato è in continua trasformazione, lo stadio reale sta sempre più lasciando il passo a quello virtuale. Penso che il mondo del calcio sia estremamente vecchio».

Cavani è tra gli acquisti più fortunati della sua gestione?
«Ho avuto la fortuna di trovare Cavani a 23 anni. Di solito si aveva in passato l’abitudine a prendere giocatori già formati, di 25-26 anni che potessero dare il massimo. Oggi la tendenza è quella di prendere giocatori di 18-19-20 anni. Bisogna stare attenti, perché questa tendenza sta abituando a definire subito un giocatore un campionissimo, ma perché uno sia un campione bisogna testarne non soltanto le qualità fisiche e di gioco, ma anche il suo carattere, la sua cultura, la compatibilità con il tipo di location, di allenatore e con gli altri componenti della squadra».

Come si può migliorare la situazione degli stadi in Italia? «C’è tanta gente che per una questione anagrafica, di disponibilità temporale, di costi non si può più permettere di andare allo stadio. Anche Napoli, che era la roccaforte dello spettatore calcistico sugli spalti, sta cominciando a perdere spettatori perché ovviamente è più comodo e meno costoso stare in pantofole a casa a vedere la partita con un amico o con i propri familiari. E’ chiaro che i nostri stadi non contribuiscono a favorire l’amore per venire allo stadio perché sono obsoleti e non all’altezza, però l’evoluzione dello stadio virtuale porterà anche paesi come la Germania e l’Inghilterra, dove gli stadi sono concepiti con criteri modernissimi, a perdere degli spettatori. Bisogna perciò convivere con un’idea diversa: creare uno stadio molto spettacolarizzato dove si vive l’evento in un altro modo, stadi che abbiano pochi posti e comodi. Gli stadi da 70-80 mila persone hanno fatto il loro tempo. Se mi chiedessero come vedrei uno stadio futuro per il Napoli, lo saprei dire solo tra quattro anni, perché nel giro di quattro anni avremo le idee chiarissime. Io di progetti ne ho fatti vari, ci abbiamo lavorato moltissimo negli ultimi due anni. Napoli, però, ha altre proprietà, ha una situazione urbanistica da mettere a posto, c’è una giunta comunale che cambierà tutta nei prossimi mesi, chi arriverà non è detto che possa immediatamente fare, disporre, creare ciò che sarebbe giusto fare. Tra il progettare e il realizzare passano sempre quei mesi e quei anni in cui il mercato mondiale del calcio si modifica. Non dobbiamo sempre pensare solo al calcio italiano, dobbiamo ragionare in termini mondiali. Noi dobbiamo giocare un campionato italiano ma anche un campionato internazionale. Che senso ha fare l’Europa League e la Champions League?»

Ci sono stati degli sviluppi dopo il suo incontro con Platini?
«Platini è una persona adorabile, molto civile, è una persona per bene però ha chiaramente una sua visione che è una visione del passato perché lui è stato un grandissimo calciatore della Juventus, ma sono passati tanti anni! Noi da un lato vogliamo fare squadre con giocatori di 18-19 anni ma poi continuiamo a ragionare come si faceva negli anni 50-60. Il calcio oggi è una vera industria». Come concepirebbe una nuova competizione europea? «Cancellerei cinque nazioni (Italia, Spagna, Francia, Germania, Inghilterra) dalla Champions League e dall’Europa League e le farei partecipare ad una nuova competizione con le prime otto dei rispettivi campionati nazionali. Avremmo 5 nazioni con 40 squadre e verrebbe una competizione straordinaria, dove ci sarebbe una maggiore logica per il fair play, per gli stipendi che io trovo sempre illogici e altissimi. In America non si paga un attore 20-30 milioni di dollari se il film non fa un fatturato di 200-300 milioni di dollari. Sarebbe pura follia. Nel calcio deve essere la stessa identica cosa. Se noi ci accontentiamo delle briciole, se prestiamo i nostri giocatori per le Nazionali e qualcuno si fa male, se io presto Cavani, lui si rompe e non può giocare per otto mesi, io dovrei avere 50 milioni di indennizzo, perché c’è il danno emergente e il lucro cessante. Anche i calendari, ce li dobbiamo amministrare noi. Non vorrei che il campionato in Italia cominciasse prima del 1° ottobre. Si parla di stadi vuoti. A fine agosto, quando la gente è ancora al mare, chi va allo stadio? Il prodotto bisogna saperlo vendere, far desiderare, al di là della qualità degli stadi o meno. Noi non abbiamo gli stadi, facciamo dei calendari che sono un non-senso, ci pestiamo i piedi tra di noi e ce li facciamo pestare dagli altri. C’è S.Gennaro che ci protegge perché dovremmo essere tutti quanti fuori dal giro».

Che idea si è fatta della situazione all’Inter? 
«Non è semplice vincere tutto e ripartire in quarta come se non si dovesse considerare che i giocatori devono recuperare una condizione fisica, psicologica e che c’è un cambio di allenatore. Non c’è stato il tempo, perciò prima dicevo che bisognerebbe cominciare il campionato non prima di ottobre».

Le piace Leonardo come allenatore? «Lo conosco poco, mi sembra una persona estremamente educata, garbata, sufficientemente dolce e sufficientemente serio e professionale per poter usare il bastone e la carota».

Cosa si aspetta dai suoi giocatori il 6 e il 9 gennaio contro Inter e Juventus? 
«I miei giocatori devono stare tranquilli, sereni, pensare partita per partita giocando al massimo della forma e seguendo le indicazioni dell’allenatore. Confido in loro, abbiamo sempre fatto bene sia con la Juventus che con l’Inter e spero di continuare a fare anche in queste due partite una bellissima figura»