mercoledì 21 dicembre 2011

Il gemellaggio gestito e protetto da due splendide tifoserie

Grandi nelle gambe, deboli nella mente. Il Napoli ha paura di se stesso, ha perso un po’ la sua gamba e teme il suo animo lontano dalla Champions league.
E’ cresciuto, ha affrontato le sue paure e superato immensi ostacoli, ma questa crescita l’ha messo dinanzi ad un pauroso bivio.
Non possiamo sapere che strada percorrerà. Ha perso un po’ di contatto in un campionato che vacilla, ma il tempo per rimediare c’è.
La sfida Napoli – Genoa ha sempre un sapore particolare. Mai un legame profondo tra i ventidue in campo, negli anni mi è sempre sembrata una profonda esagitazione irriverente nei confronti di tifosi mescolati tra i settori, che sono l’essenza pure del gemellaggio e fingono spesso di non guardare quello che fanno i calciatori per cercare di scinderlo.
Questo gemellaggio ha un’anima, come se un croupier abile ne avesse mescolato le carte ad una ad una, un genoano, un napoletano, un genoano e un napoletano. Così come i sediolini, così come se un grifone ed un asinello si amassero all’ingresso del San Paolo.
Eppur mi chiedo cosa sarebbe accaduto se quel pareggio non avesse decretato un contemporaneo ritorno nella massima serie? O quei criptici rimpianti causanti divisioni da Lavezzi a Milito fino a Criscito, dove c’avrebbero portato se non ci fossero state due tifoserie così solide?
Spero che questa volta il risultato dica la verità, che non ci siano supposizioni arbitrali, in una settimana durante la quale ci siamo goduti eventi schifosi come di capelli neri e lunghi in fuga da un arresto o eventi epocali come il piano politico sportivo di Micheli per trasformare il suo lavoro in una concretezza chiamata Vargas.
Godiamoci questo derby con lo spirito giusto, cerchiamo di vincere senza Lavezzi e con Gianluca Grava in campo, questa squadra necessita della sua rabbia agonistica. Lui ha la strada mentale per ridare la carica al Napoli e poi io lo tengo al fantacalcio. Pensaci Walter.
Domenico Serra

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