Visualizzazione post con etichetta Aronica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aronica. Mostra tutti i post

giovedì 23 febbraio 2012

Cecilia Donadio: “Votiamo Aronica sul sito dell’Uefa!”

I cavalieri che fecero l’impresa hanno guadagnato prime pagine e articoli di fondo, Cavani, Lavezzi, l’esultanza rabbiosa dei gol hanno fatto il giro del mondo sportivo. Ma se come dice Mazzarri “il calcio è fatto di episodi” ce n’è uno in Napoli Chelsea che può essere considerato la chiave di volta della partita. Minuto 14 del secondo tempo. Mata pesca Didier Drogba che in corsa semina Cannavaro ed è pronto a infilare De Santis. Da destra però arriva Turbo – Aronica, si frappone in acrobazia tra giocatore e pallone, e con un doppio colpo di sinistro mette in angolo. Sarebbe stato il 2 a 2. Dopo cinque minuti il Pocho sigla il definitivo 3 a 1. Ora questa prodezza impagabile di Totò è riportata sul sito dell’Uefa nel sondaggio “Alti e Bassi” insieme a quelle del portiere del Cska Sergey Chep Chu Goy, del numero uno del Bayern Manuel Neuer, e dell’attaccante dell’Olimpyc Marsiglia Andrè Aiù. Si votano le azioni più significative della settimana Champions. Si vincono i biglietti per la finale di Monaco. Al momento Aronica è secondo con il 28% di preferenze. Ma c’è ancora tempo per votare. Perché senza scudieri i cavalieri non andrebbero da nessuna parte.

Cecilia Donadio (Rai Tgr Campania)

lunedì 6 febbraio 2012

Ibra, San Siro non è il tuo oratorio


Oratorio. Pomeriggio di febbraio. Aria frizzante ma tira vento. Campo d’erba spelacchiata. Un pallone, una decina di ragazzini che corrono. Un signore sulla quarantina, con una ventina di chili in più da portare a spasso, guarda sonnacchioso col fischietto in bocca. Stop, questo è fallo. C’è un capannello di ragazzini che si accalcano. Uno arriva da lontano. E’ grande, più grande di tutti gli altri. E’ alto. Più alto di tutti gli altri. E’ forte. Più forte di tutti gli altri. E lo sa. Dà un’occhiata in giro. L’arbitro improvvisato sta guardando altrove. Allunga la manona, parte la sberla. Il ragazzino perde gli occhiali. “Chi è stato?”, urla l’arbitro. “Chi è stato”. E chi lo sa. Nessuno ha il coraggio di additarlo, chissà che dopo, lontano dagli occhi ammonitori del parroco, non ci scappi una bella “paliata”. “Io non ho fatto niente”. La sua voce è alta, il tono assertorio. L’arbitro controlla, fa fare la pace e se ne va. Tornando al centro del campo.
Questa è solo una storia. Da oratorio. Che ognuno di noi, almeno una volta, ha vissuto durante le partite a perdifiato dei tempi migliori. Ma ieri, davanti agli obiettivi di mezzo mondo, quella storia è tornata. Lo stadio diSan Siro è diventato un oratorio. Ma stavolta il finale è stato diverso. Stavolta il ragazzaccio non l’ha fatta franca. Il rosso del pallore sul volto del ragazzino dopo lo schiaffone, è traslato sul cartellino dell’arbitro. Fuori. Il pallone adesso non puoi più portarlo a casa. E anche se sei il più forte, il campo ti ha dato una lezione cruda, atroce, che magari neppure stavolta imparerai.
C’è una sola parola che chiude il cerchio di questi mondi paralleli. Ibra. Altro che supremacy. Ibra bulletto da oratorio. C’è un’istantanea, un fotogramma che spiega la puerilità del gesto. Ibra che guarda fisso negli occhi De Sanctis, ma con la mano colpisce il volto di Aronica. Come un bambino viziato che perdere non sa. Un gesto “no look”, in perfetto stile Ibra. Che anche stavolta stava per farla franca, non fosse stato per lo sguardo attento di un guardalinee coscienzioso, e il coraggio, questo sì, di Rocchi che non ha avuto paura di sbattere il rosso in faccia al ragazzo di Malmoe. Diciamoci la verità. Le favole non esistono. I giocatori, quelli forti per davvero, hanno soldi, privilegi, fama. Ma anche un corredo di responsabilità e pressioni che nessuno di noi sopporterebbe senza esplodere. Al di là del facile qualunquismo, fanno una vita in cui la privacy è un optional e in cui ogni minima sbandata diventa un caso mediatico. Ma ce ne sono alcuni che hanno imparato a gestirla, questa pressione. Ce ne sono alcuni che, in campo, alla classe e al talento abbinano comportamenti eticamente corretti. Perché sanno che magari a casa c’è un ragazzino che quando tira calci ad un pallone indossa la sua maglia e si fa chiamare come lui. Perché se fa un gol su punizione da trenta metri,  c’è un ragazzino che ci prova e riprova davanti al garage di casa fino a quando non becca il vetro del vicino. Perché se esulta con le mani alle orecchie, ci sono cento, mille ragazzini che quando bucano il compagno di turno nelle ore di ginnastica esulteranno come lui. Solo questi sanno essere Campioni, con la C maiuscola. Ad ibra, scritto con la lettera piccola, probabilmente questa consapevolezza manca ancora. Ma San Siro non è l’oratorio. E stavolta, purtroppo per lui, anche se è il più forte, non l’ha passata liscia. 
Antonio Del Vecchio

domenica 29 gennaio 2012

Il Napoli ha sbagliato un altro "rigore" e si è adagiato all'idea delle rimonte impossibili

Marassi distrugge il Napoli. Il risultato è bugiardo oltre ogni limite. Gioca solo il Genoa, roccioso e aggressivo come il Napoli non sa essere da tempo. Il giorno del derby restituisce un risultato meritato ai ragazzi gemellati. Errori continui, gambe condizionate da una partita infrasettimanale che ha condizionato tutte le squadre che hanno giocato. Tutte tranne la Juventus. Sul 3-0 a pochi minuti dalla fine, i partenopei smettono di sonnecchiare, tentano una rimonta impossibile, quelle che fanno godere i tifosi, ma che fanno schifo al calcio di qualità. Forse Mazzarri e soci si sono autoconvinti che si possa vincere riposando un tempo, sonnecchiando per mezza partita; tanto c'abbiamo i tenori. Sconfitta sacrosanta, ma non era partita da vincere. Mancano punti in casa, ne mancano moltissimi. C'è tempo per rimediare senza condannare ottimi rincalzi, Britos di un'elevatura tecnica immensa, Dzemaili un'ottima alternativa, Vargas timido, magro e ingiudicabile. Se Marek non avesse sbagliato quel rigore dopo una grande serpentina di Blerim... Si diventa tifosi in un secondo. Questa squadra è distratta e poco cinica, inconsciamente si è autoconvinta di poter recuperare lasciandosi segnare. E' un meccanismo che va avanti da molto tempo e ha creato qualche lesione mentale. Vorrei che si lanciasse il pallone in tribuna al momento opportuno; vorrei che Gargano indossasse la maglia di capitano; vorrei che tifosi e calciatori trovassero in questi passi falsi, la storia della nostra crescita. C'è tempo per recuperare, ripartendo da Hugo Campagnaro, uomo saggio, grande talento, sincero professionista. Non abbiamo bisogno d'altro.

Domenico Serra
AreaNapoli.it

mercoledì 28 dicembre 2011

Mazzarri a cuore aperto: “Difendo Napoli quando l’attaccano con i luoghi comuni. Non ho mai sbagliato una stagione in 10 anni di carriera”


Walter Mazzarri «Renzo Ulivieri mi volle a Napoli come vice (campionato 1998-99, ndr) e mi presentò così: vi ho portato un ragioniere. Perché io sono così. Ragiono e ragiono. E poi ragiono. Non capisco quelli che dicono: giocare in Borsa. Io non gioco, io i soldi li investo. Un giorno ho spiegato una mia idea a un direttore di banca e quello mi ha detto: lo sa, non ci avevo mai pensato».
Buongiorno, Mazzarri. Le dispiace se, al di là della sua natura pragmatica, la chiamo l’uomo dei sogni? Il suo, in panchina, è partito nel 2001, da Acireale, e dieci anni dopo l’ha portata con il Napoli in Champions League. «Dieci anni. E sa quante stagioni ho sbagliato? Nessuna. Lo scriva, lo scriva. A Reggio Calabria, quando ci siamo salvati partendo da -15, hanno fatto la festa e sa come l’hanno chiamata? Festa scudetto. Mi ha dato tanta soddisfazione. Dieci stagioni, zero sbagliate. È nei fatti».
Però ce ne saranno state di migliori e di peggiori. O no? «Io le vedo come un lungo filo, quello della mia carriera. Per giudicare un allenatore, così come dovrebbe avvenire per qualsiasi lavoro al mondo, bisogna tenere conto di tutto quello che uno ha fatto, non degli ultimi sei mesi. E poi bisognerebbe calcolare le carriere attraverso quella che io chiamo la classifica comparata».
E sarebbe? «Si prende il monte ingaggi di una squadra e lo si compara con il risultato ottenuto in classifica. Hai il monte ingaggi più alto e vinci il campionato: hai fatto il tuo. Hai il secondo e arrivi sesto: hai fallito. Hai il sesto e arrivi terzo: sei stato più bravo di chi ha vinto lo scudetto con uno squadrone».
Detta così sembra un discorso pro-Mazzarri.. «È un discorso logico, non ci sono né pro né contro. Mi permetto di fare il nome di Aronica perché è un ragazzo che conosco come le mie tasche e che ho portato dalla Reggina fino agli ottavi di Champions League. Aronica al Napoli guadagna poco più di quello che prendeva a Reggio Calabria. Però ha marcato Ribéry, Balotelli, Giuseppe Rossi..».
Chiaro. È più facile riuscirci con Thiago Silva, vero? «Capisco dove vuole arrivare. Mi vuole fare litigare con Allegri? I livornesi, i rivali, Milan-Napoli..».
Non vogliamo farla litigare con nessuno. È lei che ha detto che, tra colleghi, non ci può essere amicizia. «Lo pensano tutti, ma poi lo dico soltanto io. E dicono che sono antipatico, che non riconosco il merito altrui, che non so perdere..».
Però le dà più fastidio quando le dicono che il Napoli gioca bene solo in contropiede. «Certo, ma perché quella è una falsità bella e buona. Prima venivano a Napoli e se la giocavano, adesso si chiudono dietro in dieci e esultano per un pareggio. Anche le grandi squadre, sa? Ma per me è un vanto, vuole dire che siamo cresciuti in modo esponenziale».
Faccia uno sforzo: un allenatore che stima? «Mourinho».
Un altro mostro di simpatia. Riproviamo .«Mi piace Luis Enrique, ha le sue idee e tira dritto per la sua strada».
Però non ha fatto la gavetta, come Villas Boas che allena il Chelsea dopo un solo anno al Porto… «Che fa? Mi fa litigare anche con Villas Boas? Sa cosa invidio a Villas Boas?».
Il monte ingaggi? «Macché! Il clima che si respira nel calcio inglese. Io sono un combattente, ma in Italia a volte si esagera».
Lo stadio inglese, Stamford Bridge, lo rivedrà il 14 marzo. Emozionato? «Sarà un’esperienza indimenticabile, ma che ci siamo meritati. Torniamo alla classifica comparata: in che fascia eravamo al sorteggio?».
Quarta fascia, l’ultima. «Vede, vede. Allora abbiamo fatto un miracolo».
Il momento più importante di questo miracolo? «Ne dico due: le partite contro il Manchester City. All’andata abbiamo capito che in Champions non eravamo degli intrusi. Al ritorno abbiamo fatto la partita quasi perfetta. Perché per me la partita perfetta non esiste».
Avevamo questo sospetto. Mi dica, allora, il giocatore (quasi) perfetto. «Le dico quello dei miei che in pagella prende quasi sempre meno di quello che merita: Marek Hamsik. È un giovane vecchio, sa sempre quello che deve fare. Sempre quello che serve alla squadra».
Come vive Napoli, città piena di contraddizioni, meravigliosa e terribile? «La vivo poco, perché non esco. Vivo a Pozzuoli, vado sempre allo stesso ristorante dove so che potrò stare tranquillo. In città ci sarò stato un paio di volte. Però la difendo quando la attaccano e quando attaccano i napoletani, perché non sopporto i luoghi comuni».
I rapporti con il presidente De Laurentiis sono sempre buoni? Sa, quest’estate… «Buoni, buoni. Ma all’esterno c’è un gioco ad alzare sempre l’asticella, che non mi piace. Quando le cose vanno bene esce una voce, un sussurro, una maldicenza».
Ha una moglie e un figlio che non vivono con lei a Napoli. È il prezzo che ha dovuto pagare al calcio e, soprattutto, al suo modo di vivere il calcio? «Forse un giorno scriverò un libro. E, se lo farò, sarà per dire a mio figlio tante cose che non ho avuto modo di raccontargli in questi anni. La mia è una bella storia, sa?». Si offende se le diciamo che, dal vivo, sembra più simpatico? «No, semmai la ringrazio». (fonte Corriere del Mezzogiorno)

giovedì 15 settembre 2011

Il cuore partenopeo che ingoia petrolio e sputa ossigeno

14 settembre 2011 - La storia del calcio Napoli riparte da qui.
Tremila tifosi senza griffe, come il loro condottiero di San Vincenzo, probabilmente disoccupati, poveri, pronti a indebitarsi per una emozione senza cravatta o giacche d'obbligo in tribuna, ma con cuori aritmici e surrealmente sincronizzati, come diretti da Riccardo Muti, come se quest'ultimo fosse uno steward e non dinanzi ad una tv 3d a sognare da buon napoletano.
Assuefatti tutti dalle stesse paure, quasi tutti alle elementari ventuno anni fa, quasi tutti calvi o stempiati oggi, alcuni con la mente all'Anfield Road di un anno fa, un sospiro di sollievo per l'assenza di Dossena ex emozionato, uno di paura per la presenza di Salvatore Aronica.
Di quattordici eroi di una serata solo placcata d'oro, grazie ad un guardalinee presbite da lobotomizzare rimasto a condizionanti ricordi infantili di plateali tuffi circensi, sento di dover citare proprio lui, un lucchetto palermitano dal cuore forte, meritevole di lodevoli complimenti e scuse. Elegiaco e d'altra categoria.
Ascolto l'odore del platino, eppure un punto non è nulla.
Un tifo impressionante, che smonta, come pezzi di un vecchio gioco Lego, lo strapotere di un'eleganza calcistica senza coordinazione, priva di senso tattico, irriverente e spocchiosa, legata al singolo stupefacente giocatore, o al provare a mimare il calcio di una cantera spagnola concettualmente lontana.
Non riesco a dormire, vivo l'insonnia di milioni di tifosi, contagiato dalla loro aritmia, la mia mente respira il rumore del legno scheggiato dal Pocho, per me più di una rete annuvolata da uno sferico pallone effettato.
E intanto Ezequiel Ivan Lavezzi, si incorona da solo, sotto lo sguardo di Diego e di Giannina, dove solo pestoni sanzionati in modo monodirezionale, hanno provato a sfilargli la corona.
Siamo dinanzi al miglior giocatore mai arrivato da queste parti, almeno fino ad ora. Tutto sommato siamo una società che ha solo sette anni, presto per scrivere la storia, non credete?
E ora la mente scappa lontana, il sonno si avvicina, solo per stuzzicarmi. Finisco col pensare a Bruce Harper Pandev, uno di quei giocatori annoiati e insicuri, che hanno voglia di rinascere già domenica prossima. “Milano non ha il bosco di Capodimonte per correre e recuperare gamba”, direbbe Alberto Feola, e lui è come Achille, ha solo un punto debole...
Ma questa è un'altra storia, di un'altra partita, in un altro giorno, speriamo sia quella di Goran. Mascara e Lucarelli, permettendo...
Grazie azzurri.

Domenico Serra

domenica 28 agosto 2011

IL PUNTO DI ANTONELLO PERILLO: "Non è detto che il Napoli acquisti subito un nuovo difensore"

Ormai è caccia aperta al difensore mancino. Dopo le ultime dichiarazioni del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, che ha confermato l'imminente cessione di Ruiz al Valencia, è scattato un autentico "toto difensore" tra stampa e tifosi. Ma siamo sicuri che il Napoli ne acquisterà uno entro il 31 agosto? Andiamo per ordine. Dalla Russia Salvatore Bocchetti continua a proporsi: "Sarei feli­cissimo di giocare nel Napoli, ci manche­rebbe. E’ la squadra della mia città, è la squadra per cui tifo, è un club in grandis­sima espansione. Io sono qua ed aspetto". A fine maggio aveva detto le stesse cose in esclusiva a noi di Azzurrissimo, che lo incontrammo a Mergellina durante un suo periodo di vacanza. Molti giornali parlano di un interessamento per Davide Astori. Voci seccamente smentite dal procuratore  Renzo Contratto, che ai microfoni di Tuttocagliari.net ha detto: "Con il Napoli non c'è stato alcun contatto nelle ultime settimane. In passato la dirigenza azzurra aveva chiesto informazioni, ma il Cagliari era stato irremovibile nel voler trattenere Davide. Mi sento di poter affermare con tranquillità che il mio assistito resterà anche in questo frangente in Sardegna''. Il Corriere dello Sport oggi lancia un nome del tutto nuovo: quello del ventenne brasiliano Juan dell'Internacional, che sarebbe stato segnalato dall'osservatore Micheli. Molti ieri ipotizzavano un altro brasiliano: Rafael Toloi del Goias. C'è anche chi pensa che l'obiettivo di Bigon possa essere il nazionale under 20 argentino Leonel Galeano dell'Independiente (gran bel giocatore, come ha evidenziato ieri il nostro amico Nilo Di Stefano, alia LaRadice, ormai capo scout di Azzurrissimo). Teoricamente non si può escludere anche un ritorno su Ogbonna. E' vero che De Laurentiis ha detto di non voler più trattare con Cairo, ma spesso il presidente usa frasi forti per depistare la concorrenza. Non va esclusa, però, neppure l'ipotesi che alla fine il Napoli resti in difesa così com'è... Mazzarri ha molta fiducia in Aronica e comunque c'è Campagnaro che all'occorrenza può essere impiegato come mezzo sinistro. Tutto sommato, se ci ragioniamo, Britos a fine ottobre dovrebbe tornare disponibile e per il suo cartellino il Napoli ha fatto, un mese fa, un investimento importante, di circa 8 milioni di euro. Proprio De Laurentiis, d'altronde, ieri sera ha dichiarato: "La partenza di Ruiz è ben compensata da chi c'è già nel gruppo. Stiamo valutando da tempo ulteriori entrate, può darsi che nelle prossime 24/48 ore ci sarà un nuovo annuncio, oppure può darsi che annunceremo un acquisto che fino a gennaio rimarrà li dov'è". Insomma, il patron ha lasciato intendere che si potrebbe anche andare avanti così, per vedere a gennaio, quando Britos avrà raggiunto il massimo della condizione, se davvero servirà un nuovo sforzo per arricchire ulteriormente l'organico azzurro.

Antonello Perillo

mercoledì 13 ottobre 2010

Le ultime da Castelvolturno: problemi per Aronica, migliora Lucarelli. Rientrati Yebda e Dumitru

Doppia seduta per il Napoli a Castelvolturno. Gli azzurri proseguono la preparazione in vista del match di Catania di domenica per la settima giornata di Serie A.
Al mattino seduta tecnico tattica. Nel pomeriggio esercitazioni atletiche, schemi offensivi, cross e tiri in porta a coppie e chiusura con partitelle miste a campo piccolo con la rosa divisa in quattro gruppi da cinque elementi. Yebda e Dumitru sono rientrati dagli impegni con le Nazionali ed hanno svolto allenamento completo.
Aronica ha subìto una lieve distorsione in mattinata e nel pomeriggio ha svolto lavoro differenziato.
Lucarelli, intanto, è stato visitato a Roma dal Professor Mariani che si è detto soddisfatto del decorso post operatorio a quasi un mese dall'infortunio al ginocchio dell'attaccante azzurro, evidenziando sensibili miglioramenti rispetto alla tabella di recupero.
Domani seduta pomeridiana.

martedì 28 settembre 2010

Salvatore Aronica: "Cavani è Formidabile"

Salvatore Aronica, difensore del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Marte Sport Live rilasciando alcune dichiarazioni sul Napoli mattatore di Cesena e del futuro impegno degli azzurri in coppa a Bucarest contro lo Steaua. Ecco quanto dichiarato : "Mangiare la pasta alle 9 del mattino è stato molto strano ed alcuni hanno preferito cornetto e cappuccino ma alla fine è stato un sacrificio che ha portato bene; Come al solito, anche col Cesena ci siamo complicati la vita da soli ma poi come a Genova abbiamo rimontato e vinto meritatamente". Il San Paolo intimorisce? "Credo che siamo tutti abituati a giocare al San Paolo e non esistono problemi di questo genere, anzi, il tifo ci darà sempre una mano; Credo sia solo una questione tattica delle squadre che vengono molto accorte al San Paolo dandoci pochi spazi per colpire". Cavani? "Edison riesce a cambiare direzione repentinamente tenendo la palla incollata al piede e per un difensore è difficilissimo tenerlo a bada" Turnover? "Ben venga; Abbiamo tanti impegni e tanti giocatori dello stesso livello soprattutto in difesa ed è giusto che il mister ne approfitti per gestire la rosa al meglio" I nuovi acquisti? "Li ho visti migliorati e stanno crescendo partita dopo partita; E' normale che ci voglia del tempo per farli inserire in un nuovo ambiente e in un nuovo modulo; Purtroppo qui a Napoli manca un po' la pazienza di saperli aspettare". Lo Steaua? "So che non sono in un grande periodo mentre noi abbiamo il morale alto per la prestazione di Cesena; Se stiamo bene fisicamente battiamo chiunque; Dobbiamo andare li per fare risultato per sperare di poter passare il turno ma dobbiamo sempre stare attenti e concentrati".
Sono convinto che i calciatori non vedano l'ora di giocare contro la Roma per riscattarsi dalle brutte prestazioni fatte al San Paolo e non so perche ne vedremo delle belle. STAY TUNED::::::::

martedì 14 settembre 2010

Santacroce, rilancio in Europa

Da un articolo tratto da il giornale Leggo si parla di Fabiano Santacroce ecco quanto scritto sul quotidiano:
Mazzarri corre ai ripari. Dopo la sfuriata a botta calda nel ventre del San Paolo, provocata dal gol del pareggio barese ad opera di Castillo, il tecnico toscano cerca di rimescolare le carte della difesa, a causa di una serie infinita di errori. Ora come ora è soprattutto il settore arretrato il maggiore problema all’attenzione del trainer e del suo staff che da domenica sera studiano soluzioni per rendere più solido il reparto. Dopo la rabbia il mister si è imposto la massima calma per operare al meglio in un momento in cui si è presentata la questione in tutta la sua problematica. D’accordo, c’è anche da rivisitare il settore centrale, ma prima di tutto vanno esaminate le varie situazioni che riguardano la composizione della difesa, nel finale contro il Bari apparsa spesso allo sbando.
A due giorni dall’esordio nel girone di Europa League contro gli olandesi dell’Utrecht, Mazzarri ha deciso cosa fare: fuori Grava e Campagnaro e dentro Fabiano Santacroce e Salvatore Aronica dall’inizio, in preallarme Cribari, l’ultimo giocatore arrivato dal calciomercato. Santacroce è da un po’ che si è ripresentato in linea, la scorsa stagione due infortuni gli hanno impedito di rendersi utile. Adesso scalpita, il Napoli gli ha negato il trasferimento da altre parti, insieme con un aumento dell’ingaggio. L’italo-brasiliano vuole ora la fiducia del tecnico e chissà, con buone prestazioni potrebbe pure ridiscutere con il Napoli ciò che gli sta a cuore, evitando di ricorrere allo svincolo.Ad ogni modo sembra evidente che al di là delle smagliature emerse domenica sera nel più delicato reparto della squadra azzurra – per le scelte e per le condizioni fisico-atletiche di un paio di difensori – il settore non è stato adeguatamente riarticolato: per compensare le partenze di Contini e di Rinaudo il club ha girato all’allenatore l’ex laziale Cribari, tra l’altro ultima operazione di calciomercato. Probabilmente sono stati sottovalutati i limiti tecnici e organici della difesa, messi a nudo l’altra sera. Adesso si spulcia l’elenco degli svincolati per cercare qualcuno adatto al caso del Napoli.
Fonte: Leggo