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sabato 4 agosto 2012

Rapinata la moglie di Ibrahimovic a Parigi

Uno dei motivi che hanno spinto Ezequiel Lavezzi a trasferirsi a Parigi è stata forse anche l’aggressione subita dalla sua ragazza a Napoli. Ma ieri la chiccosissima Avenue Montaigne, a due passi dagli Elisi nel pieno cuore turistico della capitale francese, si è
trasformata in un posto infernale per Helena Seger, compagna di Zlatan Ibrahimovic. Verso le 16, secondo fonti di polizia, l’ex modella appena uscita dalla boutique Ralph Lauren è stata avvicinata da due individui in scooter che l’hanno scippata. La Seger ha reagito urlando davanti ai passanti e ai commessi del negozio. Poi, sotto shock, si è recata al commissariato dell’ottavo quartiere per sporgere denuncia. Nella borsa, oltre a qualche oggetto personale, ci sarebbero stati circa cinquemila euro in contanti.

lunedì 6 febbraio 2012

Ibra, San Siro non è il tuo oratorio


Oratorio. Pomeriggio di febbraio. Aria frizzante ma tira vento. Campo d’erba spelacchiata. Un pallone, una decina di ragazzini che corrono. Un signore sulla quarantina, con una ventina di chili in più da portare a spasso, guarda sonnacchioso col fischietto in bocca. Stop, questo è fallo. C’è un capannello di ragazzini che si accalcano. Uno arriva da lontano. E’ grande, più grande di tutti gli altri. E’ alto. Più alto di tutti gli altri. E’ forte. Più forte di tutti gli altri. E lo sa. Dà un’occhiata in giro. L’arbitro improvvisato sta guardando altrove. Allunga la manona, parte la sberla. Il ragazzino perde gli occhiali. “Chi è stato?”, urla l’arbitro. “Chi è stato”. E chi lo sa. Nessuno ha il coraggio di additarlo, chissà che dopo, lontano dagli occhi ammonitori del parroco, non ci scappi una bella “paliata”. “Io non ho fatto niente”. La sua voce è alta, il tono assertorio. L’arbitro controlla, fa fare la pace e se ne va. Tornando al centro del campo.
Questa è solo una storia. Da oratorio. Che ognuno di noi, almeno una volta, ha vissuto durante le partite a perdifiato dei tempi migliori. Ma ieri, davanti agli obiettivi di mezzo mondo, quella storia è tornata. Lo stadio diSan Siro è diventato un oratorio. Ma stavolta il finale è stato diverso. Stavolta il ragazzaccio non l’ha fatta franca. Il rosso del pallore sul volto del ragazzino dopo lo schiaffone, è traslato sul cartellino dell’arbitro. Fuori. Il pallone adesso non puoi più portarlo a casa. E anche se sei il più forte, il campo ti ha dato una lezione cruda, atroce, che magari neppure stavolta imparerai.
C’è una sola parola che chiude il cerchio di questi mondi paralleli. Ibra. Altro che supremacy. Ibra bulletto da oratorio. C’è un’istantanea, un fotogramma che spiega la puerilità del gesto. Ibra che guarda fisso negli occhi De Sanctis, ma con la mano colpisce il volto di Aronica. Come un bambino viziato che perdere non sa. Un gesto “no look”, in perfetto stile Ibra. Che anche stavolta stava per farla franca, non fosse stato per lo sguardo attento di un guardalinee coscienzioso, e il coraggio, questo sì, di Rocchi che non ha avuto paura di sbattere il rosso in faccia al ragazzo di Malmoe. Diciamoci la verità. Le favole non esistono. I giocatori, quelli forti per davvero, hanno soldi, privilegi, fama. Ma anche un corredo di responsabilità e pressioni che nessuno di noi sopporterebbe senza esplodere. Al di là del facile qualunquismo, fanno una vita in cui la privacy è un optional e in cui ogni minima sbandata diventa un caso mediatico. Ma ce ne sono alcuni che hanno imparato a gestirla, questa pressione. Ce ne sono alcuni che, in campo, alla classe e al talento abbinano comportamenti eticamente corretti. Perché sanno che magari a casa c’è un ragazzino che quando tira calci ad un pallone indossa la sua maglia e si fa chiamare come lui. Perché se fa un gol su punizione da trenta metri,  c’è un ragazzino che ci prova e riprova davanti al garage di casa fino a quando non becca il vetro del vicino. Perché se esulta con le mani alle orecchie, ci sono cento, mille ragazzini che quando bucano il compagno di turno nelle ore di ginnastica esulteranno come lui. Solo questi sanno essere Campioni, con la C maiuscola. Ad ibra, scritto con la lettera piccola, probabilmente questa consapevolezza manca ancora. Ma San Siro non è l’oratorio. E stavolta, purtroppo per lui, anche se è il più forte, non l’ha passata liscia. 
Antonio Del Vecchio

sabato 4 febbraio 2012

Napoli, Cavani pronto al duello

E poi arrivò lui e il calcio (ri)divenne gioia, un inno alla felicità attraverso la leggerezza d’un matador sui generis, il killer gentiluomo dell’area di rigore con le stimmate del bomber. Il calcio ai tempi di Cavani è una sfida all’impossibile coltivata a braccia aperte e gli occhi rivolti verso il cielo, una corsa verso la Storia per afferrare il senso pieno d’una vita da goleador cortese e lanciarsi incontro al Destino con lo sguardo carezzevole di chi sente dentro di sé il richiamo della fede. E’ Milan-Napoli ed è anche, o soprattutto, Ibrahimovic-Cavani, le due facce asimmetriche dei leader rossonerazzurri, le espressioni divergenti di mostri sacri così diversi eppur così terribilmente eguali.

«IBRA TI STIMO» - Benvenuti al Nord, in un match per uomini forti, tenori (a modo loro) in una Scala per protagonisti annunciati, la versioni antitetiche di trascinatori, gli opposti che s’attraggono in quella classifica dei cannonieri attraversata quasi sotto braccio, distanti un nulla, un battito di ciglio, un respiro, oppure una diavoleria qualsiasi o appena appena qualche calcio di rigore. Benvenuti a San Siro, il teatro esaltante d’una partita doppia che promette scintille e spruzzate di genialità, il palcoscenico per sfilare addobbati del proprio «io», dei cinquantadue gol infilati da Edinson Cavani come perle in diciotto mesi da principe azzurro, un’onda anomala spintasi sino al decimo posto dei cannonieri partenopei di tutti i tempi e ora con dinnanzi a sé la sagoma d’un fuoriclasse celebrato a più riprese con esclamazioni inattaccabili. «C’è poco da dire quando si parla di Ibra: un fenomeno che ogni domenica, ogni partita, dimostra la sua enorme classe, le sue straordinarie capacità. E’ un calciatore che scatena l’ammirazione immediatamente, che fa convergere su di sé l’attenzione di chiunque, sostenitori propri o avversari».DIAVOLI & DEMONI - E’ un pomeriggio tra le stelle e in quel cielo illuminato a festa, per un Milan-Napoli che scoperchia l’ansia e induce al delirio collettivo, il patto per il diavolo dell’ultimo demone del gol è inciso in una vigilia bruciante, infiammata dalla rabbia per il pari con il Cesena e dall’ansia che s’avverte nell’aria – dopo l’apertura della prevendita – per l’arrivo ormai imminente del Chelsea al San Paolo. Ma quella è un’altra storia, perché prima c’è Ibra e c’è il Milan, c’è la voglia matta di lasciarsi alle spalleL’attaccante con la maglia azzurra ha segnato 52 gol in 18 mesi. A San Siro cerca l’allungo prima delle gare di Coppa Italia e Champions le amarezze del campionato e il desiderio folle di ricaricarsi per la semifinale di coppa Italia con il Siena, c’è un mondo – insomma – che l’aspetta.

LA TRIPLETTA - Un anno dopo, è un duello all’ombra dei ricordi dello scudetto ormai distante, di quel 3-0 definitivo, la pietra tombale sulle aspirazioni d’un passato che non torna, se non nel fascino (quasi) incomparabile di Milan-Napoli, il faccia a faccia tra la nobiltà attuale del calcio italiano. E’ ancora Cavani contro Ibra, e stavolta ad appena cinque mesi di distanza dalla tripletta che servì per sbarazzarsi dei campioni d’Italia scappati via con Aquilani, poi raggiunti e annichiliti da quel giocoliere delle emozioni, che in trentotto minuti si sbarazzò d’ogni timore reverenziale, inforcò se stesso e procedette.

LUCE A SAN SIRO - E’ un angolo paradisiaco di calcio, uno spicchio destinato agli esteti e in questa Milan-Napoli da vivere con il cuore in gol, l’incrocio meraviglioso tra i due re d’un pomeriggio d’un giorno da divi è garanzia di spettacolo, è un invito alla spericolatezza. Cavani«contro» Ibra: s’accendano pure le luci.

Corrieredelloosport
Calcio.na.it

venerdì 25 marzo 2011

Un turno in meno a Ibrahimovic. Ma guarda un po'...

Sembra il classico caso in cui vengono applicati due pesi e due misure. Poi sta a ciascun tifoso (e non) farsi una propria idea. Fatto sta che la Corte di Giustizia Federale ha ridotto da 3 a 2 le giornate di squalifica a Zlatan Ibrahimovic, accogliendo in parte il ricorso presentato dal Milan. Una giornata di «sconto», dunque, laddove per Ezequiel Lavezzi, stella del Napoli, non ci fu verso alcuno di ottenere una riduzione, nonostante il motivato ricorso della società azzurra. Le tre giornate inflitte in prima istanza gli furono riconfermate tutte, causa il poco cavalleresco scambio di sputi col romanista Rosi. Un gesto, è chiaro, da punire, anche se apparve subito chiaro che l'argentino fu vittima di una forte provocazione. L'attaccante svedese pure non c'è andato per il sottile: rifilò un pugno nello stomaco a un giocatore del Bari. Il lama contro Rocky:e il «boxeur» viene parzialmente perdonato. Ibra in ogni caso non potrà disputare il derby contro l'Inter in programma il prossimo 2 aprile. Rientrerà invece la successiva giornata, in cui è in calendario Fiorentina-Milan. (fonte Corrieredelmezzogiorno.it)

lunedì 20 dicembre 2010

De Laurentiis: "Una gioia immensa, auguri a tutti i tifosi. Attivi sul mercato. Fernandez in arrivo"

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha rilasciato alcune dichiarazioni al termine della partita con il Lecce. Ecco quanto evidenziato da Tutto Napoli.net: "Non ci sono campioni in questo Napoli. Il campione vero è il collettivo. Cavani ha fatto un grandissimo gol ma il successo di oggi è merito anche di De Sanctis e Grava che hanno salvato due gol fatti. Io non mi aspetto il Napoli così in alto - riporta Il Corriere dello Sport - io spero sempre di portare a casa i risultati. Noi dobbiamo guardare partita per partita cercando di lavorare in serenità. Stiamo mettendo a punto un acquisto per l'anno prossimo (Fernandez n.d.r), stiamo ratificando in queste ore l'accordo. Stiamo cercando di sistemare la difesa, anche se contro il Lecce la nostra retroguardia ha fatto benissimo. Intanto faccio gli auguri ai tifosi del Napoli che ci hanno seguito nonostante il freddo gelido di questi giorni".
Altre dichiarazioni rilasciate da De Laurentiis: "Cavani o Ibrahimovic? Mi tengo stretto Cavani, è pure più giovane".