Quagliarella la verità, finalmente, l’ha detta, ma non a giornalisti o ai compagni di squadra. Ha dovuto dirla al gruppo della Procura che si occupa dei reati da stadio.
Fabio ha raccontato che per il suo addio al Napoli è stato decisivo anche il rapporto che non era idilliaco con l’allenatore Mazzarri e con altri compagni di squadra. Tre i calciatori che con Quagliarella non andavano d’accordo: Lavezzi, Gargano e Campagnaro, ovvero il gruppo del Pocho, quello che temeva che con lo stabiese Lavezzi potesse perdere la leadership all’interno dello spogliatoio, per l’effetto che un napoletano poteva avere sulla sua gente, magari proprio per le dichiarazioni rese da Fabio Quagliarella al suo arrivo a Napoli.
Però, l’attaccante di Castellammare di Stabia, ora alla Juventus, spiega che tutti i motivi delle frizioni erano legate a questioni di natura tecnico-tattica, che in quello spogliatoio c’erano rivalità come in altri ambienti, niente di particolare.
Resta un dato inequivocabile: lui e Lavezzi si passavano il pallone in campo solo quando non potevano farne a meno, la rivalità era palese.
Quagliarella, interrogato il 16 giugno del 2011, ha spiegato ai magistrati napoletani che non c’erano anomalie sulle gare degli azzurri. L’attaccante ha raccontato: “Si giunse così alla partita Sampdoria-Napoli. Per i nostri avversari vincere era necessario per andare in Champion’s League. Per noi era una partita priva di valore di classifica. Ma, come detto, per me era importante anche per quell’obiettivo economico (Quagliarella aveva un premio per il raggiungimento del dodicesimo gol in campionato). A domanda, preciso che molti miei compagni erano a conoscenza di quella clausola del mio contratto. Io stesso mi ero confidato con taluno di loro e la voce si era sparsa nello spogliatoio, tanto che, poco prima dell’incontro, anche l’allenatore Mazzarri (che invece agli inquirenti ha detto di non essere a conoscenza delle condizioni del contratto di Quagliarella, ndr) mi chiamò per dirmi che sapeva del mio obiettivo e che, schierandomi in campo, mi avrebbe messo in condizione di raggiungerlo. Durante la partita, feci di tutto per segnare. Il loro portiere fece miracoli e mi parò due tiri con i quali ero certo di poter segnare. A domanda, preciso che non colsi alcuna anomalia nel comportamento dei miei compagni. del resto, l’incontro fu preparato con scrupolo dall’allenatore, che, come me e Maggio, era un ex tesserato della Sampdoria e, magari solo per questo, ci teneva a che la sua squadra facesse bella figura”.
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martedì 26 giugno 2012
sabato 5 novembre 2011
IL DOMENICO SPORTIVO. Serra: "Un po' manca l'immensa quantità di Pazienza. Quagliarella ci sarebbe servito"
Capitolo Pazienza
Purtroppo solo da spettatore. Michele Pazienza assicurava una modesta qualità, compensata da una immensa quantità. L'invisibilità di Donadel fa sentire la sua mancanza; i suoi radi capelli color zucca non sono che un ricordo, la sua presenza in campo a discapito di Michele, nel passato fiorentino, non è che un miraggio. A me un po' manca quel ragazzo serio, anche se il massimo del suo potenziale era stato raggiunto. Il D'Ippolito di Gargano, Matuzalem, Bogliacino, ci dirà un giorno se è stata solo una scelta tecnica. Una cessione necessita di una sostituzione migliorativa; e poi diciamo la verità, quattro centrocampisti sono veramente pochi.
Capitolo Quagliarella
Forse Bozzo, forse Lepore, forse un innocente ragazzino di Castellammare, o chissà chi, potrebbero dirci cosa è accaduto a questo brillante giocatore. Le contratture a Vinovo sono come le mozzarelle a Mondragone, o come le sfogliatelle fuori l'aeroporto di Capodichino, che sia chiaro; ma quando avvengono sistematicamente prima di un viaggio verso il San Paolo di Fuorigrotta, la gente non fa che ridere. Poi nessuno me ne voglia, perché ci sono infortuni a legamenti, che alcuni riconducono a miracoli di San Gennaro un po' in ritardo, altri che contemporaneamente sentivo dire: "questo sta facendo finta per non venire a giocare a Napoli"... E in questa invisibile parentesi, nascosta per mesi, ma presente nelle parole dei bar, nei vicoletti, nei campetti improvvisati, mentre mangio il Panuozzo o bevo il vino di Lettere, scorgo una considerazione dilaniante: Quagliarella in questo campionato duro e lungo, ci sarebbe servito. E in questa invisibile parentesi torna alla mia mente il goal bianconero di Quagliarella al San Paolo, il suo acquisto immediato verso Napoli, e la sua maglia azzurra sotto quella dell'Udinese calcio. Ho la sensazione, che in segreto, nei sogni, nei pensieri, nel suo arroccato italiano, ci sia, anche ora, mentre finge di aver male alla gambe, un convinto pensiero di fede calcistica partenopea; e la maglia azzurra, è ancora nascosta sotto quella bianconera juventina. Il punto è che non l'ha cambiata, e sotto di certo non ci sarà il logo della Champions League. Buona fortuna Fabio.
Fonte: Azzurrissimo.it
Purtroppo solo da spettatore. Michele Pazienza assicurava una modesta qualità, compensata da una immensa quantità. L'invisibilità di Donadel fa sentire la sua mancanza; i suoi radi capelli color zucca non sono che un ricordo, la sua presenza in campo a discapito di Michele, nel passato fiorentino, non è che un miraggio. A me un po' manca quel ragazzo serio, anche se il massimo del suo potenziale era stato raggiunto. Il D'Ippolito di Gargano, Matuzalem, Bogliacino, ci dirà un giorno se è stata solo una scelta tecnica. Una cessione necessita di una sostituzione migliorativa; e poi diciamo la verità, quattro centrocampisti sono veramente pochi.
Capitolo Quagliarella
Forse Bozzo, forse Lepore, forse un innocente ragazzino di Castellammare, o chissà chi, potrebbero dirci cosa è accaduto a questo brillante giocatore. Le contratture a Vinovo sono come le mozzarelle a Mondragone, o come le sfogliatelle fuori l'aeroporto di Capodichino, che sia chiaro; ma quando avvengono sistematicamente prima di un viaggio verso il San Paolo di Fuorigrotta, la gente non fa che ridere. Poi nessuno me ne voglia, perché ci sono infortuni a legamenti, che alcuni riconducono a miracoli di San Gennaro un po' in ritardo, altri che contemporaneamente sentivo dire: "questo sta facendo finta per non venire a giocare a Napoli"... E in questa invisibile parentesi, nascosta per mesi, ma presente nelle parole dei bar, nei vicoletti, nei campetti improvvisati, mentre mangio il Panuozzo o bevo il vino di Lettere, scorgo una considerazione dilaniante: Quagliarella in questo campionato duro e lungo, ci sarebbe servito. E in questa invisibile parentesi torna alla mia mente il goal bianconero di Quagliarella al San Paolo, il suo acquisto immediato verso Napoli, e la sua maglia azzurra sotto quella dell'Udinese calcio. Ho la sensazione, che in segreto, nei sogni, nei pensieri, nel suo arroccato italiano, ci sia, anche ora, mentre finge di aver male alla gambe, un convinto pensiero di fede calcistica partenopea; e la maglia azzurra, è ancora nascosta sotto quella bianconera juventina. Il punto è che non l'ha cambiata, e sotto di certo non ci sarà il logo della Champions League. Buona fortuna Fabio.
Fonte: Azzurrissimo.it
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mercoledì 18 maggio 2011
Quagliarella, che attacco: "Mi avevano ceduto al Rubin Kazan. Ecco tutte le falsità..."
L'attaccante della Juventus, Fabio Quagliarella, al microfono di Sky è tornato sulla sua cessione attaccando duramente il club partenopeo. Ecco quanto evidenziato da Tutto Napoli.net: "Sono contento che il Napoli sia in Champions visto che noi eravamo tagliati fuori. Mi piacerebbe però tornare al mercato dell'anno scorso. Si è detto di tutto su di me a Napoli, tantissime falsità e dopo un anno è giusto parlarne. La società dopo il mondiale mi aveva già venduto al Rubin Kazan, e non è bello. Sono loro che hanno tradito me. I dirigenti dicevano che se fosse arrivata un'offerta l'avrebbero valutata. Altre falsità su ritardi agli allenamenti o su contrasti con alcuni compagni. Non ho mai avuto una discussione negli ultimi dieci anni di carriera, sono un tipo allegro. Una volta che ero sul mercato ho scelto io, non andavo di certo al Rubin Kazan ma dovevo pensare alla mia carriera. La società per difendersi mi ha dato in pasto alla critica. I tifosi mi hanno accolto subito bene, la società mi è stata vicina anche dopo l'infortunio come non è accaduto ad altre parti. A Napoli non fecero neanche ricorso dopo una squalifica"
Ma gurada un pò chi si rivede questa e la tua verità peccato che la tiri fuori solo adesso
Ma gurada un pò chi si rivede questa e la tua verità peccato che la tiri fuori solo adesso
martedì 8 febbraio 2011
Marotta: "Quagliarella ha subito accettato la Juve"
"Ho sentito molto parlare e criticare opinione pubblica e privata riguardo il mancato arrivo di Di Natale. Di Natale si è tirato fuori dalla trattativa decidendo di chiudere la carriera con la maglia bianconera dell’Udinese. Noi abbiamo soltanto rispettato la scelta ammirevole dell’attaccante azzurro e abbiamo subito cercato Quagliarella che, come ben sapete, ha immediatamente accettato l’invito".
Fonte:Leggilo.net
Fonte:Leggilo.net
martedì 4 gennaio 2011
Raio: "Il napoletano Quagliarella capirà i fischi al Quagliarella juventino"
Quel 50% di Quagliarella... Sì, quel 50% perché Quagliarella sta vivendo, calcisticamente parlando, tutto al 50%. Il suo cartellino è di proprietà al 50% tra il Napoli e la Juventus. Il suo tifo è al 50%: nasce tifoso del Napoli, ma poi onora il contratto che firma (basterà ricordare il gol al San Paolo con la maglia dell'Udinese), quindi domenica sera a Fuorigrotta si batterà alla morte per far vincere la Juventus.
Ovviamente, la maggior parte dei tifosi non ha compreso, non ha accettato il suo sì alla odiatissima Juve. Ed è comprensibilissimo. I tifosi avrebbero capito un'altra destinazione, un'altra squadra, in Italia o all'estero, ma non alla odiatissima Juve. Lui, invece, ha scelto la Juve, più volte ha fatto dichiarazioni d'amore per la Juve per far dimenticare ai tifosi della Juve la sua provenienza dal Napoli e il suo gol alla Juve nello scorso campionato. E da calciatore della Juventus sa benissimo che domenica sera saranno in tanti che aspetteranno il suo ingresso in campo per urlargli addosso la propria rabbia, la propria delusione, per dargli del traditore, per cercare di minimizzare il suo rendimento condizionandolo con fischi ed insulti.
Sono certo che il 50% del Napoletano Quagliarella capirà i fischi rivolti al 50% del Quagliarella juventino. Non potrebbe accadere diversamente: è il gioco delle parti. Un professionista fa la sua scelta e come tale è oggetto di consensi o di critiche. Sta di fatto che nel Napoli lui non poteva più rimanerci. Non dimentichiamo i plateali gesti di insofferenza e di stizza verso i compagni in campo per un assist sbagliato, per la carenza di passaggi ricevuti. Non a caso, oggi, il gruppo è più unito che mai ed è uno dei segreti dei successi del Napoli di Mazzarri.
Quagliarella e il Napoli hanno deciso di separarsi al momento al 50%. Lui con tutto se stesso proverà a segnare e a vincere sia per onorare il lauto contratto firmato, sia per "vendicarsi" (anche se ufficialmente non lo ammetterà mai) di coloro che lui vedeva come nemici in casa.
Concordo con quanto ha detto Enrico Varriale ai microfoni di Radio Marte: non vorrei essere nei panni di Quagliarella. Per quanto sia forte la sua voglia di dare il massimo per i succitati motivi, non sarà facile dare il meglio considerando la sua napoletanità e il condizionamento che naturalmente ci sarà quando in 50.000 e più gli urleranno rabbia e rancore, lo sommergeranno di fischi ad ogni pallone toccato, ad ogni gesto, ad ogni respiro sino a fargli sperare che arrivi al più presto la fine dell'incontro. Non sarà semplice per un napoletano avere quasi tutta Napoli contro.
Ovviamente, la maggior parte dei tifosi non ha compreso, non ha accettato il suo sì alla odiatissima Juve. Ed è comprensibilissimo. I tifosi avrebbero capito un'altra destinazione, un'altra squadra, in Italia o all'estero, ma non alla odiatissima Juve. Lui, invece, ha scelto la Juve, più volte ha fatto dichiarazioni d'amore per la Juve per far dimenticare ai tifosi della Juve la sua provenienza dal Napoli e il suo gol alla Juve nello scorso campionato. E da calciatore della Juventus sa benissimo che domenica sera saranno in tanti che aspetteranno il suo ingresso in campo per urlargli addosso la propria rabbia, la propria delusione, per dargli del traditore, per cercare di minimizzare il suo rendimento condizionandolo con fischi ed insulti.
Sono certo che il 50% del Napoletano Quagliarella capirà i fischi rivolti al 50% del Quagliarella juventino. Non potrebbe accadere diversamente: è il gioco delle parti. Un professionista fa la sua scelta e come tale è oggetto di consensi o di critiche. Sta di fatto che nel Napoli lui non poteva più rimanerci. Non dimentichiamo i plateali gesti di insofferenza e di stizza verso i compagni in campo per un assist sbagliato, per la carenza di passaggi ricevuti. Non a caso, oggi, il gruppo è più unito che mai ed è uno dei segreti dei successi del Napoli di Mazzarri.
Quagliarella e il Napoli hanno deciso di separarsi al momento al 50%. Lui con tutto se stesso proverà a segnare e a vincere sia per onorare il lauto contratto firmato, sia per "vendicarsi" (anche se ufficialmente non lo ammetterà mai) di coloro che lui vedeva come nemici in casa.
Concordo con quanto ha detto Enrico Varriale ai microfoni di Radio Marte: non vorrei essere nei panni di Quagliarella. Per quanto sia forte la sua voglia di dare il massimo per i succitati motivi, non sarà facile dare il meglio considerando la sua napoletanità e il condizionamento che naturalmente ci sarà quando in 50.000 e più gli urleranno rabbia e rancore, lo sommergeranno di fischi ad ogni pallone toccato, ad ogni gesto, ad ogni respiro sino a fargli sperare che arrivi al più presto la fine dell'incontro. Non sarà semplice per un napoletano avere quasi tutta Napoli contro.
venerdì 12 novembre 2010
Intervisa Del corriere del mezzogiorno a Gargano.
Amato o odiato. Applaudito o fischiato, di lui si parla sempre e comunque. Walter Gargano è il polmone d’acciaio del centrocampo del Napoli, la pulce fastidiosa. La mente e la forza del suo spogliatoio. Chi l’avrebbe mai detto che quel piccoletto dalla corsa folle e la testa dura fosse un concentrato di così tanta devozione? Capace addirittura di pronosticare e azzecare pronostici mondiali per la sua Nazionale uruguaiana? Lo confermano oggi i suoi compagni, lo ammette anche il suo allenatore. Che pure quando sbaglia (e a volte succede) ha sempre un motivo validissimo per continuare a stimarlo. Possibile? Sì, chè Gargano non si ferma, nè si arrende. Mai. Piaccia o no, anche lui è indispensabile. La partita più bella, mercoledì a Cagliari. La notizia più brutta, la squalifica per somma di ammonizioni (salterà la Lazio). Non ne fa un dramma. Il calcio è la sua vita, ma vivaddio, ci sono anche altre priorità. «Scusa, ma sto cucinando. Ci sentiamo tra un po’». L’esordio mette assai curiosità, perché poi non parla spesso con i giornalisti. E quando lo fa non è mai banale, men che meno prevedibile.
Gargano ai fornelli. L’altra passione?
«No, no. Lo faccio di tanto in tanto. Quando sono particolarmente ispirato. Poi a casa ci sono mio padre Walter e mio fratello Tadeo. Asado per tutti».
Ma non è una specialità argentina?
(ride) «Basta con questa Argentina, anche l’Uruguay ha una sua tradizione di carni. E anche molto buone. Posso insegnare, io».
Caspita. Lezioni anche di calcio?
«Macché, devo farne di strada. Ma da quando sono arrivato a Napoli credo di essere maturato, cresciuto. Insomma, sbaglio molto molto meno».
Beh, prof di calcio no. Ma in mezzo al campo la sua voce si fa sentire. Cosa fa durante le gare, il vice di Mazzarri?
«Non ci penso proprio, ma sono un lottatore. Vorrei che la mia squadra fosse concentrata fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto. A volte urlo per tenere alta l’attenzione, sia in difesa che con i miei amici attaccanti. Così… se qualcuno si distrae, penso io a svegliarlo».
I tifosi, la settimana scorsa al San Paolo, hanno fischiato quando lei è uscito dal campo. Si è arrabbiato?
«Intimamente sì, ero proprio incazzato. Ma sono fatto così, e so che devo stare un po’ più calmo. Poi dopo li ho capiti, non avevo giocato bene. Ma anche loro devono capire che non siamo macchine. Può capitare di fare errori, anche perché giochiamo tanto. L’importante è sudare la maglia per la squadra. Io lo faccio sempre. E poi (ride ancora) perché se sbagliano Pocho, Edi o Marek nessuno li fischia?».
Ma quello è il tridente delle meraviglie.
«Certo, è vero. Ma senza il lavoro di tutti noi, probabilmente quel tridente funzionerebbe molto meno. Lavoriamo per un Napoli che sia il gruppo e non i singoli. La forza è proprio questa».
Più corsa o più tecnica?
«Che domande? La corsa».
Ma le punizioni le vuole battere sempre lei.
«Scherziamo in allenamento, prendo in giro Pocho. Poi in campo non dico mai: vado io. È giusto che vada al tiro chi se la sente».
Ha vinto lo scudetto col Danubio, pensa di poterlo vincere anche col Napoli?
«Sicuramente mi piacerebbe. C’era anche Cavani quando vincemmo col Danubio e anche suo fratello. Con Edi potremmo ripeterci qui».
Oracolo Gargano: prima dei Mondiali, pronosticò l’Uruguay tra le prime quattro squadre. Azzeccò e nello spogliatoio fu festa per lei. La palla di vetro le ha suggerito anche cosa farà il Napoli quest’anno?
«Di sicuro miglioriamo l’obiettivo dell’anno scorso».
Che era sesto posto. Quindi?
«Beh, vedo il Napoli terzo o quarto. Bisogna mettercela tutta».
Reja, Donadoni e Mazzarri. Un aggettivo per i tre tecnici che ha conosciuto a Napoli.
«Reja: positivo. Donadoni: sfortunato. Mazzarri: grintoso. Tutti e tre grandi persone».
Un pregio e un difetto di Mazzarri.
«È un grandissimo motivatore. I difetti sono due: fuma troppo ed è spesso scontento».
Scontento?
«Sì, lui ci vorrebbe perfetti, lavora per questo. E dà tutto se stesso. Ma anche a lui dico: mister, ma non siamo macchine».
Sudamericani e napoletani: amici o nemici?
«Amici. Lo ripeto, siamo un gruppo molto unito. Magari noi sudamericani abbiamo abitudini particolari e può sembrare che qualche volta facciamo gruppo. Ma invitiamo sempre tutti».
Secondo lei, perché Quagliarella è andato via?
«Mah. Quando l’ho saputo mi è dispiaciuto. Lui è un grande calciatore. E anche adesso ci avrebbe fatto comodo. Peccato».
Nessuna frizione nello spogliatoio? Lui fa trapelare qualcosa del genere.
«Non lo so cosa dice. Lui pensava che noi parlassimo male di lui. Non è vero, posso garantirlo. Credo piuttosto che da napoletano sia arrivato a Napoli credendo di poter essere subito il primo e non uno uguale agli altri. Forse si è sentito tradito anche un po’ dalla gente perché non era il numero uno. Comunque, davvero mi dispiace. Lui è forte».
Il suo asado si sta raffreddando?
«Un po’ sì. C’è mia moglie Miska che prova a tenerlo in caldo».
Sua moglie?
«Sì, lo sarà il 23 dicembre. Ci sposiamo in Uruguay, nostro figlio Matias sarà felice».
Quadretto di famiglia ideale.
«Meraviglioso. La mia vita con loro due è cambiata. Miska è bellissima, la amo ogni giorno di più. Ho una famiglia speciale».
Un cognato speciale, Hamsik. Ma Uruguay e Slovacchia cosa hanno in comune?
«Niente e quindi tutto. Un confronto ogni giorno più interessante».
Monica Scozzafava
Corriere del Mezzogiorno
Ringrazio l'amico Nisida che e sempre attento a tutte le notizie che riguardano il calcio Napoli sei un grande
Gargano ai fornelli. L’altra passione?
«No, no. Lo faccio di tanto in tanto. Quando sono particolarmente ispirato. Poi a casa ci sono mio padre Walter e mio fratello Tadeo. Asado per tutti».
Ma non è una specialità argentina?
(ride) «Basta con questa Argentina, anche l’Uruguay ha una sua tradizione di carni. E anche molto buone. Posso insegnare, io».
Caspita. Lezioni anche di calcio?
«Macché, devo farne di strada. Ma da quando sono arrivato a Napoli credo di essere maturato, cresciuto. Insomma, sbaglio molto molto meno».
Beh, prof di calcio no. Ma in mezzo al campo la sua voce si fa sentire. Cosa fa durante le gare, il vice di Mazzarri?
«Non ci penso proprio, ma sono un lottatore. Vorrei che la mia squadra fosse concentrata fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto. A volte urlo per tenere alta l’attenzione, sia in difesa che con i miei amici attaccanti. Così… se qualcuno si distrae, penso io a svegliarlo».
I tifosi, la settimana scorsa al San Paolo, hanno fischiato quando lei è uscito dal campo. Si è arrabbiato?
«Intimamente sì, ero proprio incazzato. Ma sono fatto così, e so che devo stare un po’ più calmo. Poi dopo li ho capiti, non avevo giocato bene. Ma anche loro devono capire che non siamo macchine. Può capitare di fare errori, anche perché giochiamo tanto. L’importante è sudare la maglia per la squadra. Io lo faccio sempre. E poi (ride ancora) perché se sbagliano Pocho, Edi o Marek nessuno li fischia?».
Ma quello è il tridente delle meraviglie.
«Certo, è vero. Ma senza il lavoro di tutti noi, probabilmente quel tridente funzionerebbe molto meno. Lavoriamo per un Napoli che sia il gruppo e non i singoli. La forza è proprio questa».
Più corsa o più tecnica?
«Che domande? La corsa».
Ma le punizioni le vuole battere sempre lei.
«Scherziamo in allenamento, prendo in giro Pocho. Poi in campo non dico mai: vado io. È giusto che vada al tiro chi se la sente».
Ha vinto lo scudetto col Danubio, pensa di poterlo vincere anche col Napoli?
«Sicuramente mi piacerebbe. C’era anche Cavani quando vincemmo col Danubio e anche suo fratello. Con Edi potremmo ripeterci qui».
Oracolo Gargano: prima dei Mondiali, pronosticò l’Uruguay tra le prime quattro squadre. Azzeccò e nello spogliatoio fu festa per lei. La palla di vetro le ha suggerito anche cosa farà il Napoli quest’anno?
«Di sicuro miglioriamo l’obiettivo dell’anno scorso».
Che era sesto posto. Quindi?
«Beh, vedo il Napoli terzo o quarto. Bisogna mettercela tutta».
Reja, Donadoni e Mazzarri. Un aggettivo per i tre tecnici che ha conosciuto a Napoli.
«Reja: positivo. Donadoni: sfortunato. Mazzarri: grintoso. Tutti e tre grandi persone».
Un pregio e un difetto di Mazzarri.
«È un grandissimo motivatore. I difetti sono due: fuma troppo ed è spesso scontento».
Scontento?
«Sì, lui ci vorrebbe perfetti, lavora per questo. E dà tutto se stesso. Ma anche a lui dico: mister, ma non siamo macchine».
Sudamericani e napoletani: amici o nemici?
«Amici. Lo ripeto, siamo un gruppo molto unito. Magari noi sudamericani abbiamo abitudini particolari e può sembrare che qualche volta facciamo gruppo. Ma invitiamo sempre tutti».
Secondo lei, perché Quagliarella è andato via?
«Mah. Quando l’ho saputo mi è dispiaciuto. Lui è un grande calciatore. E anche adesso ci avrebbe fatto comodo. Peccato».
Nessuna frizione nello spogliatoio? Lui fa trapelare qualcosa del genere.
«Non lo so cosa dice. Lui pensava che noi parlassimo male di lui. Non è vero, posso garantirlo. Credo piuttosto che da napoletano sia arrivato a Napoli credendo di poter essere subito il primo e non uno uguale agli altri. Forse si è sentito tradito anche un po’ dalla gente perché non era il numero uno. Comunque, davvero mi dispiace. Lui è forte».
Il suo asado si sta raffreddando?
«Un po’ sì. C’è mia moglie Miska che prova a tenerlo in caldo».
Sua moglie?
«Sì, lo sarà il 23 dicembre. Ci sposiamo in Uruguay, nostro figlio Matias sarà felice».
Quadretto di famiglia ideale.
«Meraviglioso. La mia vita con loro due è cambiata. Miska è bellissima, la amo ogni giorno di più. Ho una famiglia speciale».
Un cognato speciale, Hamsik. Ma Uruguay e Slovacchia cosa hanno in comune?
«Niente e quindi tutto. Un confronto ogni giorno più interessante».
Monica Scozzafava
Corriere del Mezzogiorno
Ringrazio l'amico Nisida che e sempre attento a tutte le notizie che riguardano il calcio Napoli sei un grande
domenica 17 ottobre 2010
Quagliarella a SKY sport 24 io Messo sul mercato a dispetto dei santi
Ecco alcune dichiarazioni rilasciate da Fabio Quagliarella a SKY sport 24: io Torino sto bene come stavo a Napoli solo che hanno preferito cedermi a dispetto dei santi ed ecco che quegliarella lancia delle frecciate al Napoli e a Mazzarri. continua Quagliarella la Juve a saputo che ero sul mercato e non ha esitato ad acquistarmi io avevo un bel rapporto con tutti li a Napoli e credo di aver lasciato un bel ricordo, qui alla juve sono in una grande squadra dove si verticalizza di più e ci sono più occasioni.
Io credo che il buon Fabio poteva anche citare chi e stato il santo lo ha voluto mandare perche sono pronto a dargli la corona per la scelta fatta visto che a Napoli e arrivato un certo CAVANI.
Io credo che il buon Fabio poteva anche citare chi e stato il santo lo ha voluto mandare perche sono pronto a dargli la corona per la scelta fatta visto che a Napoli e arrivato un certo CAVANI.
mercoledì 6 ottobre 2010
Quagliarella: "Napoli è casa mia. Volevano mandarmi al Rubin"
In un'intervista esclusiva di Carlo Landoni, per Sportmediaset, Fabio Quagliarella ha rilasciato interessanti dichiarazioni riguardanti il Napoli e il suo rapporto con la città, la squadra e la dirigenza. Ecco quanto dichiarato "La Juventus è un traguardo importante per la mia carriera, questo è un grandissimo club. E' un'occasione da sfruttare al volo, sono quei treni che passano nella vita e quindi bisogna salirci sopra quando passano e cercare di non scendere". Poi sull'eventualità di un ritorno al Napoli a fine stagione: "Anche se ora sono a Torino e penso alla Juve, per me Napoli è Napoli, è casa mia. La mia permanenza alla Juventus o il mio ritorno in azzurro dipende da quello che decideranno le due società" Sulla questione del suo passaggio a Torino e non al Rubin Kazan, Quagliarella chiarisce alcune cose per la prima volta: "Era la società che voleva mandarmi 'di là', io non ne sapevo nulla. Poi il resto sono cose di mercato. Certo per me non è stato bello sapere improvvisamente che le cose erano cambiate". Dopo si passa all'elenco delle qualità della squadra azzurra: "Il Napoli ha importanti qualità, il mister Mazzarri è molto preparato e ora ha dei giocatori adatti alla sua idea di gioco". Sulla partita del 9 gennaio prossimo al San Paolo, Quagliarella dichiara: "Vorrei giocarla per tanti motivi, non sicuramente perché ho qualcosa contro i tifosi, che invece sono l'unica cosa lieta. La mia accoglienza? Credo sarà da avversario, ma i tifosi intelligenti hanno capito le cose come sono andate realmente. Però alla fine penso che i tifosi abbiano un bel ricordo di me visto che ho fatto una bella stagione a Napoli, non dimentichiamoci che siamo arrivati in Europa League e che io sono arrivato in doppia cifra, cosa che a Napoli non accadeva da molto tempo per un attaccante. Comunque sono convinto che prima di quella partita la verità verrà fuori". Invece sul paragone che i tifosi stanno facendo tra lui e Cavani risponde: "Cavani è un grande giocatore, lo aveva dimostrato già negli anni passati e a Napoli sta solo confermando. Non ci sarà nessuna sfida a distanza tra me e lui, io non ho da dimostrare niente a nessuno. Io devo solo guardare in casa mia, per me il Napoli ormai è un avversario".
Il treno l'hai preso e spero per te sia quello giusto ma da tifoso napoletano ti dico resaci per sempre a Torino con la Juventus per noi sei solo un piccolo ricordo sbiadito noi pensiamo ad un futuro roseo e nel nostro futuro tu non ci sei.
Il treno l'hai preso e spero per te sia quello giusto ma da tifoso napoletano ti dico resaci per sempre a Torino con la Juventus per noi sei solo un piccolo ricordo sbiadito noi pensiamo ad un futuro roseo e nel nostro futuro tu non ci sei.
Cosa ne pensate di queste dichiarazioni di Quagliarella.
venerdì 10 settembre 2010
Ecco cosa pensava Quagliarella della Juve
Certo ascoltare queste parole adesso fa un pò male e gli si rivoltano contro come un boomerang.
Filmato tratto dal DVD del Napoli "Destinazione Europa"
Voi cosa ne pensate delle parole di Quagliarella?
Moggi: "Cavani più forte di Quagliarella. Grande affare di De Laurentiis"
il complesso rapporto tra De Laurentiis e i tifosi napoletani. L'attrito deriva principalmente dalla cessione alla Juventus di Quagliarella. Da parte mia mi trovo assolutamente d'accordo con il presidente azzurro. Tra Cavani e Quagliarella la poca differenza che c'è è in favore dell'attuale numero 7 partenopeo, e la grande quantità di denaro offerta dai bianconeri non poteva essere rifiutata. Ottimo affare.Questo e quanto dichiarato da moggi nl suo editoriale su tuttomercatoweb.com.
Voi come commentate le parole di Moggi?
Voi come commentate le parole di Moggi?
mercoledì 8 settembre 2010
Improta "cessione Quagliarella gia scritta ad aprile"
Intervenuto ai microfoni di radio gol su radio Kiss Kiss Napoli Gianni Improta il baronetto di posillipo a dichiarato che la cessione di Fabio Quagliarella già era stata scritta nell'ultima giornata di campionato contro la Smapdoria da quel giorno sul viso del calciatore non c'era più il sorriso e già all'inizio di questa stagione quando il patron azzurro in un intervista dichiarò che Hamsik e Lavezzi erano incedibili, per Quagliarella se c'era qualche club con un offerta concreta bastava presentarla per prendere in considerazione.Quindi secondo improta la scelta di fabio e stata dettata da un malumore generale e non si sente di definirlo un traditore.
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