Cos'è un campione, questione inesigibile. L'irriverente cresta è
l'argomento quotidiano. E' presente tra i sorsi di caffè al bar, a pranzo in un ristorante con colleghi e cameriere ormai mutati in ferrati opinionisti, dal mio calvo barbiere esperto di un nuovo taglio richiesto da tutti i bimbi, nei discorsi tra liberi professionisti in genere riservati, così come tra gli operai che sostituiscono l'insegna di un ristorante fallito dopo tre mesi di attività. Perché c'è la crisi. Siamo nelle mani di puttanieri mediatici, aimè, incompetenti e impegnati ad imitare Caronte per
sguazzare nell'oro della loro ignoranza alla Paperon de Paperoni. Ringraziamo Mino per aver donato Marek al Brescia e chiudiamo questa inutile parentesi.
Cos'è
veramente un campione, mi chiedo. E' un uomo che crea equilibrio
dinanzi a se, nello spogliatoio, nelle dichiarazioni ufficiali e alla sua solida difesa. E' colui che riesce a gestire offese
irriverenti senza fuggire ad Udine, non come i suoi ex compagni di reparto così propensi ad esultanze rabbiose nei "derby" personali contro le loro ex squadre..
Un
campione è uno che lascia Cagliari all'epinicio della sua carriera, per
galleggiare su pozzanghere e buche rattoppate di campi senza un filo d'erba, nel baratro di una serie C stomachevole.
Un campione costruisce, non distrugge, nemmeno dalle sue slovacche mura domestiche.
Un
campione, se può, calcia le punizioni e quando è il momento di
ritirarsi lo fa a testa bassa, da una piccola porticina di servizio, come Antonio Careca, quasi per non recare fastidio, senza fare rumore.
E' uno che accetta la panchina anche nei suoi migliori momenti o quando arriva un sostituto che d'impatto non sembra all'altezza, di impatto...
"Un
guanto precipitò da una mano desiderata, a toccare il pavimento del
mondo in una pista affollata", comincia a cantare un certo De Gregori. L'altro forse è nelle mani del buon Rosati. Grazie a Gennaro Iezzo, un talentuoso campione di Castellammare e da quelle parti, ne abbiamo visti pochi.
Domenico Serra.
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venerdì 22 luglio 2011
venerdì 15 ottobre 2010
Iezzo: "Siamo concentratissimi. A Catania per vincere"
Gennaro Iezzo, portiere del Napoli, è intervenuto ai microfoni di “Marte Sport Live” su Radio Marte, rilasciando alcune dichiarazioni. Ecco quanto evidenziato da Tutto Napoli: “Noi napoletani ci portiamo dietro l’umore della gente, tutti i giorni. Quando vinci, festeggi alla grande, ma quando si perde, dentro di te c’è la stessa amarezza di un tifoso vero”.
Che effetto fa sapere che i bambini si avvicinano al calcio prendendo te come riferimento?: “Se ci dovessero essere ragazzi che si ispirano a me, non può che farmi piacere. Lo sport è fondamentale per la crescita di un adolescente”.
Un portiere, o per meglio dire Gennaro Iezzo, cosa fa quando la palla è tra i piedi dei propri attaccanti?: “La testa, la mia testa, non va viaggiando chissa’ dove. Resto in campo. Il calcio nasconde insidie ad ogni angolo; molto meglio restarsene concentrati. Oggi il ruolo di portiere è decisamente più difficoltoso. Prima c’erano le marcature ad uomo, la palla non sgusciava via così facilmente, né si orientava in direzioni tanto imprevedibili”.
La tua parata più bella?: “Il rigore negato a Kakà è un bello sfoggio, ma quella più impegnativa risale ai tempi in cui militavo nel Cagliari. Ricordo che Sheva indirizzò la palla in rete con violenza e precisione, tanto che la platea del Meazza già esultava. Non so come riuscii a strapparla via dalla porta, quasi con le unghie”.
Altro napoletano è il portierino Sepe, ragazzo originario di Torre del Greco: “Si, con lui e Vitale faccio il viaggio insieme fino a Castel Volturno. Ovviamente guido io, sono ancora troppo giovani, non mi fido (ride, ndr.). Scherzi a parte, Sepe ha grande talento. In macchina gli gonfio la testa con consigli vari. Spero continui ad allenarsi con impegno come fa ogni giorno. Quanto a me, cercherò sempre di farmi trovare pronto qualora ce ne fosse bisogno".
In chiusura la parola passa ad un paio di tifosi in filo diretto col portierone azzurro. Uno di loro, sembra un pò irriverente: "Il tuo amore per Napoli è grande, ma se Guardiola chiamasse...?". "Genna' nel mio palazzo se vuoi, la guardiola del portiere è sempre libera...". E' Simone Schettino che inscena ad arte uno scherzetto.
Fonte: Radio Marte
Che effetto fa sapere che i bambini si avvicinano al calcio prendendo te come riferimento?: “Se ci dovessero essere ragazzi che si ispirano a me, non può che farmi piacere. Lo sport è fondamentale per la crescita di un adolescente”.
Un portiere, o per meglio dire Gennaro Iezzo, cosa fa quando la palla è tra i piedi dei propri attaccanti?: “La testa, la mia testa, non va viaggiando chissa’ dove. Resto in campo. Il calcio nasconde insidie ad ogni angolo; molto meglio restarsene concentrati. Oggi il ruolo di portiere è decisamente più difficoltoso. Prima c’erano le marcature ad uomo, la palla non sgusciava via così facilmente, né si orientava in direzioni tanto imprevedibili”.
La tua parata più bella?: “Il rigore negato a Kakà è un bello sfoggio, ma quella più impegnativa risale ai tempi in cui militavo nel Cagliari. Ricordo che Sheva indirizzò la palla in rete con violenza e precisione, tanto che la platea del Meazza già esultava. Non so come riuscii a strapparla via dalla porta, quasi con le unghie”.
Altro napoletano è il portierino Sepe, ragazzo originario di Torre del Greco: “Si, con lui e Vitale faccio il viaggio insieme fino a Castel Volturno. Ovviamente guido io, sono ancora troppo giovani, non mi fido (ride, ndr.). Scherzi a parte, Sepe ha grande talento. In macchina gli gonfio la testa con consigli vari. Spero continui ad allenarsi con impegno come fa ogni giorno. Quanto a me, cercherò sempre di farmi trovare pronto qualora ce ne fosse bisogno".
In chiusura la parola passa ad un paio di tifosi in filo diretto col portierone azzurro. Uno di loro, sembra un pò irriverente: "Il tuo amore per Napoli è grande, ma se Guardiola chiamasse...?". "Genna' nel mio palazzo se vuoi, la guardiola del portiere è sempre libera...". E' Simone Schettino che inscena ad arte uno scherzetto.
Fonte: Radio Marte
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